Identità nascoste

Capitolo 13

Il mattino seguente, Jill uscì fuori prima degli altri, e andò in cucina per aiutare Emma con la colazione.

“Cosa sono questi cerchi neri che hai sotto gli occhi?” chiese la donna, alquanto preoccupata.

“Non ho dormito molto questa notte” rispose lei, abbassando lo sguardo.

“E' successo qualcosa, vero?” chiese Emma, conoscendo già la risposta.

Si affacciò dalla porta della cucina, ma non c'era nessuno, i ragazzi e Teaspoon dormivano ancora.

Sedette su una delle panche e le fece cenno di raggiungerla.

“Ti va di parlarne?”

“Ieri sera al ristorante degli uomini hanno riconosciuto Wild Bill Hickok ” cominciò lei, calcando le ultime parole. “Jimmy si è accorto che lo stavano prendendo in giro. Ho fatto il possibile per distrarlo, per calmarlo, ma non mi prestava attenzione. Ad un tratto ha estratto una pistola e l'ha sbattuta sul tavolo. Tutti i clienti ci hanno guardati e dopo un po' sono andati via”

Sospirando profondamente, Emma annuì. Sapeva come si sentiva.

“Credo di essere ancora un po' scossa per quello che è successo. Vorrei che Jimmy capisse che se continua a comportarsi in questo modo tutti crederanno che la leggenda del Selvaggio Hickok sia vera. E non voglio passare la vita ad aver paura che gli sparino, o che lo sfidino a duello” confessò lei, dando finalmente voce alle sue paure.

“Ho sempre cercato di mettere un po' di sale in zucca a quel ragazzo. Gli ho sempre detto di tenere a bada il suo caratteraccio, ma non ci riesce. Ecco perché quello scrittore si infuriò, creando la leggenda che ancora lo perseguita” sospirò Emma, scuotendo la testa.

Entrambe si zittirono e balzarono in piedi quando sentirono aprirsi la porta del dormitorio, e si finsero affaccendate con la colazione.

Decisamente pallido, Jimmy andò a sedersi senza una parola, e appoggiò i gomiti sul tavolo prendendosi la testa fra le mani con aria afflitta. Gli incubi erano tornati.

Lou, Kid e Cody arrivarono poco dopo, seguiti da Buck e Ike. Sedettero in silenzio, lanciando occhiate interrogative prima a Jimmy e poi a Jill ed Emma, ma nessuno ebbe il coraggio di parlare. Infine apparve sulla soglia Teaspoon, che quella mattina era evidentemente di buon umore.

"Buongiorno, corrieri."

“Buongiorno!” lo salutò Emma.

“Hai detto ai ragazzi che Sam è partito? Avrai bisogno del loro aiuto giù in città”

"Lo hai appena detto tu" rispose Teaspoon mentre andava a sedersi. Indugiò con lo sguardo su Jimmy per un momento, e domandò: "Che hai, ragazzo?"

"Niente" mormorò l'altro in risposta, "Incubi."

"Incubi? Beh, verrai con me giù in città, almeno se ne avrai anche questa notte ci sarà un buon motivo. Chi altro?"

"Io e Kid abbiamo una corsa oggi" rispose Lou, come a scusarsi.

“Jim, potresti andare tu” propose Emma. “Ho bisogno di Cody e Buck oggi, e Teaspoon e Jimmy avranno sicuramente bisogno di un'altra pistola”

La donna sorrise quando la ragazza annuì.

Quei due avrebbero dovuto chiarirsi, quale migliore occasione di quella?

Dopo la colazione Kid e Lou partirono subito per la loro corsa, mentre Teaspoon rimase in cucina con Emma ad aspettare che Jimmy si fosse vestito. Il ragazzo era da solo nel dormitorio, seduto sul suo letto, e si girava fra le mani una delle sue pistole con aria assorta.

Era proprio come aveva temuto, sin dall'inizio: Jill non avrebbe retto la pressione, non avrebbe retto il peso di quel nome. Wild Bill Hickok. Il Selvaggio Hickok.

Sperava che sarebbero riusciti a chiarirsi presto, e già sentiva la sua mancanza in modo insopportabile: nonostante fossero fisicamente vicini la sentiva più distante e spaventata che mai.

In quel momento la ragazza aprì la porta, entrando nel dormitorio.

Rimase per un momento sulla soglia, indecisa sul da farsi, e poi si avvicinò lentamente a lui, sedendogli accanto.

“Stai un po' meglio?”

Lui azzardò una breve occhiata nella sua direzione, e annuì quasi impercettibilmente in risposta.

"Credo di sì" mormorò, fissando la sua Colt mentre la soppesava fra le mani.

"Ti ho delusa, vero?" domandò all'improvviso con aria triste.

Sospirando profondamente lei lo osservò per alcuni momenti, prima di passare un braccio intorno alla sua vita,tirandolo a sé.

“Vorrei solo che tu capissi che devi calmare la tua impulsività. Non mi hai delusa, mi hai solo spaventata”

Jimmy sospirò a sua volta, e si passò una mano fra i capelli con aria sconsolata.

"Non riesco.." mormorò, "Non riesco. E' più forte di me, è qualcosa.. che non riesco a controllare. Probabilmente dovrei tornare nella capanna di Teaspoon e riflettere un pò, uno di questi giorni.."

“Magari ci torneremo insieme…avrei dovuto calmarti ma mi sono lasciata prendere dallo spavento…” mormorò lei, poggiando la testa sulla sua spalla.

“Non sei solo. Non lo sarai mai perché io resterò al tuo fianco. Devi solo fidarti di me…ci riusciremo insieme e un giorno scapperemo in un posto dove nessuno abbia letto quello stupidissimo libro”

"Avrei fatto qualche sciocchezza.. se non ci fossi stata tu con me" ammise Jimmy a testa bassa, sospirando profondamente, per poi alzare lo sguardo e incontrare i suoi occhi. "E mi fido di te. Sei la persona della quale mi fido di più al mondo, Jill."

“Anch'io mi fido di te, Jimmy. Mi dispiace, non avrei dovuto essere così stupida…” mormorò lei, sorridendogli debolmente e sporgendosi in avanti per baciargli leggermente una tempia.

“Facciamo finta che non sia mai accaduto, va bene? Però ora dimmi cos'hai sognato che ti ha spaventato così tanto” chiese lei, il volto preoccupato.

Quando quella mattina l'aveva visto pallido e spaventato avrebbe voluto stringerlo forte a sé e rassicurarlo, ma era arrivato Teaspoon e non aveva potuto.

Jimmy appoggiò la testa sulla spalla della sua Jill, stringendosi a lei, e chiuse gli occhi per un attimo al ricordo dell'incubo di quella notte. Dopo qualche momento e un gran sospiro iniziò il suo racconto, la voce bassa e il tono incerto.

"Sono da solo, di notte.. non so bene dove, credo.. credo sia un bosco. In ogni caso ci sono degli alberi attorno a me, e una fitta nebbia" si interruppe un momento per schiarire la voce, e proseguì: "All'improvviso sento una voce, alle mie spalle, che mi chiama. Chiama Wild Bill Hickok . Quando mi volto riesco a distinguere la figura di un uomo, ma ha il viso coperto, non so chi sia.. e vedo che mi sta puntando contro una pistola. Allora porto una mano al fianco per prendere la Colt, e mi rendo conto di essere disarmato.. inizio a correre, ma quando mi volto indietro lui è sempre dietro di me.. finché inciampo, e mi ritrovo a terra in mezzo alle foglie"

Si interruppe di nuovo e sospirò, mentre si ritraeva per guardarla negli occhi.

"Non è la prima volta che faccio questo sogno. Di solito è a questo punto che mi sveglio.. solo.. solo che stavolta non è stato così.. mi ha sparato."

Istintivamente, lei lo strinse in un caldo abbraccio, chiudendo gli occhi per un attimo.

Solo il pensiero di perderlo le aveva fatto venire i brividi.

“E' solo un sogno, amore mio, ci sono io adesso con te. E se servisse a tener via gli incubi sai che sono pronta a stringerti fra le braccia tutte le notti”

Poco a poco Jimmy riuscì a rilassarsi un pò in quell'abbraccio, e mentre si stringeva a lei quasi dimenticò che Teaspoon li stava aspettando in cucina. Ancora non si capacitava di come la sua Jill riuscisse a farlo sentire bene solo con la sua vicinanza.

“Andiamo adesso, gli altri si staranno chiedendo dove siamo” sorrise lei ad un tratto, posandogli un bacio sulle labbra, e aiutandolo ad alzarsi.

Gli sorrise di nuovo prima di uscire, lanciandogli uno sguardo col quale voleva esprimere tutto il suo amore e la sua devozione.

Qualche minuto dopo, lei e Jimmy si trovavano all'interno dell'ufficio dello sceriffo.

Teaspoon gli aveva dato la spilla da vicesceriffo e Jill sorrise nel vedere quella stella dorata attaccata alla camicia del suo amato. La rendeva fiera oltre ogni ragione, e avrebbe voluto dirglielo.

Purtroppo non poteva, perché Teaspoon era sempre nei paraggi.

Verso metà mattina, la ragazza era seduta fuori, all'ombra della tettoia quando notò che c'era troppo silenzio nella banca.

C'era qualcosa di sbagliato, nessuno entrava o usciva e le tende delle finestre erano state tirate, in modo che non si potesse guardare all'interno.

“Jimmy” chiamò lei, leggermente allarmata. “Vieni a vedere, credo ci sia qualche problema”

Quando il ragazzo uscì, gli indicò la banca con un dito.

Rimasero entrambi ad osservarla per qualche momento, in silenzio.

Jill guardò l'espressione preoccupata sul volto di Jimmy e capì che non si era sbagliata.

C'era qualche problema.

"Vado a chiamare Teaspoon" mormorò lui, senza staccare lo sguardo dall'edificio "Non muoverti da qui"

Il ragazzo rientrò in fretta nell'ufficio, per uscirne insieme all'altro solo qualche istante dopo, mentre ancora gli stava spiegando la situazione.

"Verrai dentro con me, Jimmy" disse l'uomo, mentre si dirigeva verso la banca con gli altri due. "E tu, Jim, resterai qua fuori. Spero che non ne avrai bisogno, ma ti conviene tener pronta la pistola."

Lei annuì e li vide avvicinarsi lentamente alla banca.

Jimmy aveva spostato la giacca per avere facile accesso alle sue pistole, e Jill sospirò profondamente, preoccupata per lui.

Solo un attimo dopo, la porta della banca si spalancò, e ne uscirono di corsa degli uomini vestiti elegantemente, con una bandana sul volto.

Le si ghiacciò il sangue nelle vene quando li riconobbe.

Erano gli uomini che avevano preso in giro Jimmy nel ristorante.

Quando si accorsero dello sceriffo, cominciarono a sparare all'impazzata per coprirsi la fuga, dirigendosi verso Jill.

La ragazza tirò fuori la pistola e sparò a uno di loro sul braccio, cercando di spaventarli.

Gli uomini erano in trappola.

Alle loro spalle avanzavano Jimmy e Teaspoon e davanti a loro stava Jill, la pistola minacciosamente puntata alla testa di quello che sembrava il loro capo.

L'uomo, notata la determinazione negli occhi del ragazzo che aveva visto solo la sera prima insieme ad Hickok, fece cenno agli altri di abbassare le pistole.

Lo fecero tutti, tranne uno, che in un gesto disperato fece finta di posare l'arma ma poi sparò al ragazzo.

Jill sentì una fitta di dolore ad un fianco, cercò di resistere, ma ben presto la forza le venne meno e tutto diventò nero.

Si accasciò al suolo battendo la testa, e rimase immobile.

A quella scena Jimmy gridò per l'orrore, ed estrasse immediatamente la Colt, puntandola alla testa dell'uomo che aveva sparato alla sua Jill.

"Per l'amor del cielo, Hickok" gli disse l'uomo con un mezzo sorriso, alzando le mani al cielo "Spareresti a un uomo disarmato? Eh?"

L'immediata risposta di Jimmy fu una pallottola nella gamba del fuorilegge, che si accasciò subito al suolo e sembrava decisamente aver perso tutta la sua baldanza mentre stringeva i denti per impedirsi di gridare dal dolore.

Gli altri si consegnarono di loro spontanea volontà subito dopo. Teaspoon portò via due di loro in fretta e furia, assicurandoli dietro le sbarre, mentre Jimmy si occupò degli altri. Quando uscì nuovamente all'aperto, vide con sommo orrore che Teaspoon aveva portato Jim all'ombra della tettoia, e si stava apprestando a sbottonargli la camicia per controllare la ferita.

"Teaspoon! No!"

Troppo tardi. L'uomo aveva già visto abbastanza: alzò lo sguardo, sgomento, e lanciò una breve occhiata all'altro prima di sospirare profondamente e prendere in braccio la ragazza, superando Jimmy senza una parola mentre la portava all'interno dell'ufficio per medicarla. Il proiettile l'aveva colpita soltanto di striscio, per fortuna, ma se non avesse fermato in fretta l'emorragia avrebbe rischiato delle complicazioni. Aveva già perso un bel pò di sangue.

Jimmy chiuse gli occhi per un momento, e si passò stancamente una mano sul viso prima di lasciarsi scivolare giù e sedere con la testa fra le mani all'ombra della tettoia, appena fuori dall'ufficio dello sceriffo.

Jill aprì gli occhi e sibilò dal dolore pulsante al fianco.

Era stata sistemata su un materasso preso da una cella, dietro la scrivania di Teaspoon.

“Jimmy…” mormorò, non riuscendo ad alzarsi.

"Jimmy tornerà fra poco" disse Teaspoon, che stava guardando fuori appoggiato allo stipite della porta. Si voltò in direzione della ragazza e dopo un momento di esitazione le si avvicinò, inginocchiandosi accanto al materasso.

"Dimmi, come ti senti?"

“Mi fa male, ma credo che riuscirò a resistere, ho sopportato di peggio” rispose lei, sorridendogli debolmente e stringendo le braccia al petto per non fargli scoprire la sua vera identità.

La cosa non sfuggì a Teaspoon, che nonostante la situazione non riuscì ad impedirsi di ridacchiare sommessamente.

"Lo so già" disse semplicemente, "E non so come ho fatto a non accorgermene prima. In effetti tu e Jimmy stavate cominciando a preoccuparmi seriamente."

“Lo sai?” chiese lei, allarmata, cercando di alzarsi, per poi tornare a stendersi, mordendosi il labbro inferiore per impedirsi di gridare dal dolore.

Quando si fu calmata, tornò a guardarlo con aria triste.

“Ora mi manderai via?”

"Non mi sembra di aver mandato via Lou" rispose Teaspoon in tono stranamente gentile, "In questi mesi hai sempre fatto il tuo dovere come corriere, e abbiamo bisogno anche di te. Senza contare il fatto che ormai sei parte della famiglia."

“Davvero?” chiese lei, sorridendogli e prendendogli una mano quando lui annuì.

“Grazie…”

Teaspoon strinse per un momento la mano della ragazza, prima di alzarsi nuovamente in piedi. In quel momento rientrò Jimmy, che si precipitò immediatamente al fianco di Jill quando vide che era sveglia.

"Portala alla stazione. Ha bisogno di riposare."

Il ragazzo annuì, e la prese in braccio con tutta la delicatezza possibile mentre l'altro usciva per sellare Sundance. Quindi lo aiutò a far salire Jill, e resse le briglie mentre Jimmy si sistemava dietro di lei, cingendole la vita e facendole appoggiare la schiena contro il suo petto.

"Penserò io a riportare il suo cavallo" disse Teaspoon, che poi rimase ad osservarli mentre si allontanavano, annuendo fra sé e sé con un mezzo sorriso sulle labbra.

Quando videro Jill e Jimmy, i ragazzi si precipitarono fuori.

“E' ferita! Emma!” chiamò Kid, che si affrettò a tener fermo il cavallo mentre Buck la prendeva in braccio e la portava in casa.

La donna si affrettò a metterla a letto.

Le cambiò le bende, la disinfettò e poi le infilò una camicia nuova.

“Devi riposare il più possibile. Dirò a Jimmy di venire a farti compagnia” sorrise Emma, posandole un bacio sulla fronte prima di uscire.

Quando fu in cucina con gli altri, si fermò a guardarli uno per uno.

“Non è grave, ma deve stare ferma a letto. La ferita deve chiudersi in fretta prima che s'infetti” spiegò.

“Jimmy le terrà compagnia per non farla muovere, temo che si annoierà terribilmente”

“Ci divideremo noi le vostre corse. Tu resta con lei” disse risolutamente Cody.

“Sono d'accordo. Ha bisogno di te ora. E' impensabile che tu le stia lontano proprio adesso” ribattè Kid.

Il ragazzo annuì mentre Ike, che era sparito in tutta fretta qualche momento prima, fece ritorno portando alcuni libri, che porse a Jimmy con un largo sorriso.

"Grazie mille Ike" lo ringraziò l'altro, ricambiando il sorriso. Prima di andare versò due bicchieri di tè, che sistemò su un vassoio insieme a dei biscotti 'nel caso a Jill venga fame', e si affrettò ad andare da lei.

Quando lo vide, Jill gli sorrise dolcemente, e gli diede la buona notizia.

“Teaspoon ha detto che posso restare!”

"Lo so" annuì Jimmy sorridendo, mentre posava il vassoio e i libri, per poi sedere sul letto accanto a lei.

"Fa molto male, piccolina?"

“Un po'…Emma mi ha dato delle medicine, e sembra che il dolore si stia calmando” rispose lei, tastandosi delicatamente il punto ferito.

"Vedrai che fra un paio di giorni sarai di nuovo in piedi. Ma dovrai rinunciare alle tue corse per un pò.. ti sostituirò io, tu devi pensare solo a rimetterti in forma." disse dolcemente Jimmy, mentre le accarezzava il viso.

“Ma io non voglio restare sempre a letto!” protestò lei. “E non è giusto che tu mi sostituisca, avrai un sacco di lavoro!”

"Dimenticavo di dirti che devi anche stare assolutamente tranquilla" aggiunse a quel punto Jimmy, sollevando eloquentemente un sopracciglio, "E non devi preoccuparti per il mio lavoro.. vedrai che i ragazzi mi daranno una mano."

“Mi annoierò da morire da sola…” mormorò lei, sospirando tristemente.

Jimmy aveva già tanto lavoro, caricarlo anche dei suoi doveri era troppo, e non l'avrebbe permesso.

Ad un tratto tornò a guardarlo, sorridendo debolmente.

“Ti ho già detto quanto ti amo, oggi?”

"No..." sussurrò lui con un sorriso, mentre si stendeva accanto a lei facendo bene attenzione a non toccare la ferita.

"Ma potresti farlo adesso.. e subito dopo potrei dirti che ti amo più di qualsiasi altra cosa.. e baciarti fino a toglierti il respiro. Che te ne pare?"

“Sai che ti dico, invece?” sorrise lei con aria da monella.

“Perché non saltiamo questa parte? Ho una voglia incredibile di baciarti…saresti capace di negare a una povera inferma questo piccolo piacere?”

Sorridendo Jimmy si chinò su di lei, e la guardò negli occhi per qualche istante mentre le prendeva amorevolmente il viso fra le mani, per poi socchiudere gli occhi e accarezzarle le labbra con le sue, sfiorandole quasi impercettibilmente con la punta della lingua di tanto in tanto.

Quel singolo bacio ebbe l'effetto di calmarla e rilassarla, e quando si staccarono, restò a guardarlo sorridendo, carezzandogli i capelli.

Jimmy si rilassò all'istante con quelle carezze, e poggiò la testa sul cuscino accanto a lei, guardandola negli occhi.

"Hai fame?" domandò dopo qualche momento, indicando con un cenno della testa il vassoio che aveva posato sul comodino.

"Mi offro di imboccarti, in quel caso. Ho portato anche dei libri, presi in prestito da Ike per l'occasione."

“Non ho fame” sorrise lei, carezzandogli le labbra con un dito e seguendolo con lo sguardo.

“Però potrei aiutarti a esercitarti nella lettura con quei libri. Che ne pensi?”

"Che sono un caso senza speranza, ecco cosa penso" si lamentò Jimmy con una smorfia di disappunto, prima di tornare a poggiare la testa sul cuscino con un sospiro, evidentemente imbarazzato per la sua mancanza di cultura.

“Non è vero, e lo sai. Dovresti credere di più in te stesso, piccolo” lo consolò lei, passandogli un braccio intorno alla vita e baciandolo su una tempia.

“Ti amo così come sei, James Hickok” sussurrò contro il suo orecchio, carezzandogli i capelli.

A quelle parole Jimmy sorrise quasi impercettibilmente, e dopo un rapido bacio sulla guancia della sua Jill si allungò in direzione del comodino per prendere uno dei libri di Ike. Lo porse alla ragazza con un sorriso, e disse: "Inizia tu. Leggi un pezzetto, e quando ti fermi proseguo io. Affare fatto?"

“D'accordo!” ridacchiò lei, strizzandogli l'occhio.

I due passarono in questo modo tutto il pomeriggio, fino a quando Jill si rese conto che Jimmy si era stancato, e che non sarebbe stato saggio proseguire.

“Ho avuto paura di morire oggi” confessò con un filo di voce lei, all'improvviso.

Jimmy si sollevò su un gomito per guardarla, e studiò attentamente i suoi occhi prima di parlare.

"Anch'io ho avuto paura di perderti" mormorò, "Mi sono sentito morire quando ti ho vista riversa a terra.. Teaspoon si è affrettato a rassicurarmi, mi ha detto subito che non si trattava di una ferita grave.. non lo ringrazierò mai abbastanza per essersi preso cura di te immediatamente, prima che perdessi troppo sangue"

“E' stata una sensazione orribile. Non riuscivo ad aprire gli occhi, ma potevo sentirvi. E in quei momenti ho pregato Dio che non mi lasciasse morire. Avevo troppo bisogno di stare con te, non poteva separarci così presto”

"Oh piccolina.." mormorò Jimmy, la voce carica di emozione, mentre la stringeva forte a sé e affondava il viso nei suoi capelli. "Come avrebbe potuto separarci così presto, dopo tutto quello che abbiamo dovuto affrontare prima di incontrarci? Non meritiamo una felicità così breve.. Ti ho appena trovata e non credo che riuscirei a perdonarlo se ti strappasse via da me.. non credo che riuscirei ad andare avanti da solo."

“Da quando Thomas è morto avevo sempre pensato di non meritare l'amore di nessuno. Mi ero convinta che avrei dovuto vivere da sola fino alla fine dei miei giorni. Finché non sei arrivato tu. Non voglio perderti. E non m'importa della tua reputazione, ti resterò vicina sempre, a costo della vita” mormorò lei in risposta, stringendolo a sé e posandogli un dolce e rapido bacio sul collo.

"Non mi perderai mai" sussurrò lui sorridendo, il viso a pochi centimetri dal suo mentre le accarezzava amorevolmente le guance. "Qualsiasi cosa accada.. sarò sempre con te, sarò sempre al tuo fianco."

Senza esitare neppure un attimo, Jill posò le labbra sulle sue, accarezzandole per qualche momento, prima di baciarlo con intensità e passione, dimenticando la ferita e tutto il resto, chiudendo gli occhi per meglio assaporare quel momento.

Rimasero avvinghiati a lungo, senza parlare, godendosi la reciproca compagnia. Ed erano ancora strettamente abbracciati quando Emma fece il suo ingresso nella stanza, portando un vassoio con la cena della ragazza.

Jimmy si tirò su a sedere quando la vide, e le sorrise.

“Vedo che Jill sta molto meglio”ridacchiò la donna, ricambiando lo sguardo lanciatole da Jimmy.

“Io e Teaspoon abbiamo deciso che non tornerai al lavoro finchè Jill non si sarà ristabilita del tutto. Avrà bisogno di te” disse al ragazzo, posando il vassoio sul comodino accanto al letto.

“E spero che tu abbia intenzioni serie stavolta, James Hickok!” lo rimproverò, prima di uscire.

Non era molto entusiasta nel lasciarli da soli, ma aveva deciso di lasciarli dormire insieme finché la ragazza non fosse guarita. Erano affari loro del resto.

Dopo un'ultima occhiata alla porta Jimmy si voltò di nuovo a guardare Jill, senza preoccuparsi di nascondere un certo stupore.

"Stava implicando che dormirò qui con te?"

“Credo proprio di si…” mormorò lei, sorridendogli.

La ferita non le faceva più male, ma prese lo stesso le medicine che gli aveva portato la donna, posando il bicchiere sul vassoio.

Prese una delle patate di Emma, e la portò accanto alla bocca del suo amato, con un'espressione da monella sul viso.

A quella vista Jimmy sollevò un sopracciglio, e ridacchiò: "Quell'aria birichina non è affatto rassicurante.. ti avverto che se hai in mente di provocarmi non ti conviene.."

“Come puoi pensare che io voglia provocarti?” disse lei, fingendosi offesa. “La ferita è ancora aperta e il massimo a cui possiamo aspirare è di restare abbracciati per tutta la notte, e comunque dovremmo stare molto attenti. E' per questo che Emma ci ha dato il permesso di dormire insieme, altrimenti non se lo sarebbe mai sognato”

"Se non vuoi che mi agiti non guardarmi in quel modo, allora." la ammonì Jimmy con aria divertita, per poi rubarle un bacio e prendere un morso dalla patata che Jill ancora teneva in mano.

“Beh, non posso farci niente... a volte non riesco a controllarmi, sei troppo meraviglioso” sorrise lei in risposta, mangiando l'altra metà della patata.

"L'hai fatto di nuovo!" esclamò Jimmy fingendosi esasperato, "Ma come devo fare con te?"

Detto questo prese del pane e del formaggio dal vassoio e sedette sul bordo del letto, dandole le spalle.

"Mi rifiuto di guardarti. Sei troppo pericolosa."

Nonostante queste parole di tanto in tanto si voltava per lanciarle brevi occhiate, ridacchiando con aria da monello.

“Non oso pensare a cosa potrebbe succedere se vivessimo nella stessa casa” ridacchiò lei, mangiucchiando qualcosa dal vassoio, senza molta convinzione.

Di tanto in tanto si tastava la ferita, fortunatamente Jimmy era con lei, altrimenti sarebbe di certo morta di noia chiusa in quella stanza per tutto quel tempo.

"Nella stessa casa da soli , intendi dire?" sorrise lui, voltandosi di nuovo a guardarla con aria divertita, "Oh, ma ci vivremo eccome prima o poi.. e non vorrei proprio essere al tuo posto quando questo accadrà..."

“Ah no? E cosa potrebbe mai accadermi, mio intrepido pistolero?” lo incalzò lei, prendendolo in giro.

"Nulla di male, giuro sul mio onore" rispose Jimmy con aria solenne e, ormai dimentico della cena, si avvicinò a lei fino a trovarsi a pochi centimetri dal suo viso.

"Sempre se non ti spiace l'idea che potrei aver voglia di fare l'amore con te a qualsiasi ora del giorno e della notte, naturalmente" le sussurrò sulle labbra, per poi catturarle nel più dolce dei baci.

“Non credo che potrebbe dispiacermi” mormorò lei in risposta, quando si furono staccati.

“Ti amo tanto…non mi stancherò mai di dirtelo. Vivere con te, passare il resto dei miei giorni al tuo fianco sarebbe un sogno divenuto realtà per me”

"Anche per me" sussurrò Jimmy, carezzandole le labbra con un dito, "E tanto per cominciare voglio tenerti stretta per tutta la notte."

“Ti conviene cominciare subito allora” sorrise lei, sbadigliando.

“Credo che quelle medicine inducano sonnolenza”

Ridacchiando Jimmy si sistemò al suo fianco, senza preoccuparsi di togliere i vestiti. Si premurò però di coprire entrambi, e le baciò affettuosamente una guancia prima di poggiare la testa sul cuscino accanto a lei.

"Ti amo tanto" sussurrò, "Riposa bene, piccolina."

“Ti amo anch'io” sussurrò lei in risposta, allacciando la mano con la sua, chiudendo gli occhi.

Qualche momento dopo dormiva già profondamente, un sorriso felice dipinto sul volto.

 

 

 

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