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Identità nascoste Capitolo 12 Poco più tardi, i due ragazzi giunsero alla casupola, e Jill si premurò di portare la borsa col cibo all'interno, per non lasciarla al sole. In tutti quei mesi lei e Jimmy avevano sistemato il tetto e le pareti del loro rifugio, e vi portavano lenzuola pulite di tanto in tanto. Era praticamente diventata la loro seconda casa. Una volta abbandonato gli stivali sul pavimento Jimmy si lasciò cadere sul letto, e incrociò le braccia dietro la testa con aria pensosa. Qualche momento dopo si voltò a guardare Jill, con un mezzo sorriso sulle labbra. "Stavo pensando che dovrei fare qualche lavoretto extra" esordì, "E cercare di mettere da parte un pò di soldi per noi due. Ho tutte le intenzioni di comprarti una bella casa, magari con un pezzo di terreno intorno." “Una casa costa tantissimo, Jimmy…” rispose tristemente lei, conoscendo la realtà dei fatti. “E comunque se farai lavoretti extra, verrò anch'io, non è giusto che li faccia da solo. Ho anche i miei risparmi da parte, e ti assicuro che sono una bella sommetta” Lui scosse immediatamente la testa con aria risoluta, e si tirò su a sedere. "Non voglio che sacrifichi i tuoi risparmi, Jill" disse, "Sono tuoi, devi spenderli per te. Ci penserò io, in qualche modo." A quelle parole, la ragazza sorrise e scosse la testa, sedendo accanto a lui sul bordo del letto. “Io non voglio spenderli per me. La casa è per entrambi e non è giusto che debba pensarci solo tu” "Va bene. Ne riparleremo.." rispose lui sorridendo con aria da monello, per poi abbassarsi a baciarla sul collo e iniziare ad occuparsi dei bottoni della sua camicia. “Sei molto impaziente, a quanto vedo” ridacchiò lei, carezzandogli i capelli e scendendo a sbottonare anche la sua camicia, restituendogli il favore. "Come darmi torto? Non riusciamo mai a stare un pò da soli.." mormorò lui, ancora impegnatissimo con i bottoni. Una volta finito le sfilò in fretta la camicia, e la baciò possessivamente sulle labbra, trascinandola giù con sé sul letto per poi dedicarsi immediatamente alla sua cintura e ai pantaloni. Quando furono entrambi nudi, Jill gli sorrise di nuovo, ammirando il suo fisico scolpito da anni di duro lavoro. La carnagione abbronzata contrastava nettamente con quella di lei, chiarissima e delicata. Lentamente la ragazza cominciò a carezzargli il petto, fino ad arrivare oltre lo stomaco e cominciare a slacciare la cintura. Jimmy si sollevò sui gomiti, e abbassò lo sguardo sulla mano di Jill per un momento prima di baciarla di nuovo, mentre la aiutava a sfilare i pantaloni. Si occupò da solo della biancheria intima stavolta, spogliandosi in fretta e furia per poi assaltare il suo collo con rinnovata passione, stringendosi a lei. Jill si lasciò andare completamente a quelle sensazioni così belle, che potevano condividere raramente. Si strinse ancora di più a lui, carezzandogli i capelli e la schiena, il respiro affannoso e gli occhi chiusi, un'espressione estasiata sul volto. Qualche momento dopo Jimmy si staccò lentamente da lei e la fece stendere sulla schiena, guardandola fissamente, con uno strano mezzo sorriso sulle labbra. "Chiudi gli occhi" sussurrò, "..e non barare! Tienili chiusi." Quando Jill fece come le era stato detto il ragazzo si allontanò da lei, rompendo il contatto fisico, e rimase ad osservarla per lunghi momenti prima di spostarsi con cautela, facendo il possibile per non lasciarle intuire quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Scivolò giù accanto a lei, senza neanche sfiorarla, e si fermò all'altezza dei suoi fianchi, lanciandole una breve occhiata per assicurarsi che avesse ancora gli occhi chiusi. Sorrise fra sé e sé con aria birichina e si abbassò per tracciare il contorno del suo ombelico con la punta della lingua, per poi divaricarle con gentilezza le cosce e scendere lentamente con una scia di baci. A quel contatto, Jill non riuscì ad evitare di gemere, trattenendo involontariamente il fiato. Lo sentiva sfiorare le sue parti più sensibili, con un ritmo regolare eppure insistente, che la stava facendo impazzire. Stringeva convulsamente le lenzuola tra le mani, come per aggrapparsi a qualcosa, in quel momento esistevano solo lei e Jimmy, tutto il resto del mondo era chiuso fuori dal loro piccolo rifugio. Di tanto in tanto lui alzava lo sguardo nella sua direzione, e più di una volta si ritrovò a rabbrividire per il desiderio alla vista della sua Jill in preda alle sensazioni, le guance accese di un leggero rossore e gli occhi socchiusi. Quasi senza rendersene conto le afferrò saldamente i fianchi con entrambe le mani, e si rimise al lavoro con gran zelo, ben deciso a donarle tutto il piacere possibile. Quasi senza accorgersene, Jill si trovò sopraffatta dal piacere, e gridò più e più volte il nome di Jimmy, inarcando la schiena e gettando indietro la testa. Solo quando si fu ripresa, pensando a quello che aveva fatto, arrossì violentemente, portandosi una mano alla bocca, come a coprirla. Cosa le era saltato in mente? Mettersi a gridare a quel modo! Jimmy si era nel frattempo tirato su a sedere e la stava fissando con una strana espressione negli occhi, il respiro affannoso. Non le lasciò il tempo di dire niente né di pensare, poiché un attimo dopo era nuovamente chino su di lei per mordicchiarla e baciarla sul collo mentre le accarezzava insistentemente i seni con entrambe le mani, la sua eccitazione premuta contro una coscia della ragazza. Spostandosi leggermente, lei si posizionò in modo da dargli un più facile accesso, e rabbrividì quando lo sentì entrare dentro di lei. Si aggrappò alle sue spalle, mordicchiandole di tanto in tanto, e dedicandosi al suo collo, risalendo poi fino al lobo dell'orecchio. Completamente abbandonato alle sensazioni Jimmy iniziò subito a muoversi con vigore, mormorando il suo nome in mezzo ai respiri affannosi e gemendo occasionalmente, incapace di trattenersi. Non aveva mai provato niente del genere. Forse perché non aveva mai amato nessuna quanto amava la sua Jill, e con nessun'altra aveva condiviso un tale livello di intimità. Le sue esperienze in quel campo si erano quasi sempre limitate a brevi incontri finalizzati a un solo obiettivo. Questa, invece, era la più alta espressione del loro amore incondizionato: erano diventati una cosa sola, e non soltanto in senso puramente fisico. Mai come in quel momento l'aveva sentita vicina . “Ti amo” sussurrò lei contro il suo orecchio, stringendolo a sé, baciandogli le spalle e il viso. Mai, nemmeno nei suoi sogni aveva pensato di poter trovare l'amore così puro e perfetto, e sapeva che sarebbe sempre rimasta al suo fianco, nella buona e nella cattiva sorte, difendendolo anche da sé stesso, se necessario. Jimmy era molto testardo e orgoglioso, e a causa della sua impulsività e cattiva fama spesso di ficcava nei guai. Sarebbe toccato a lei ora evitare che questo accadesse. Senza di lui la vita non avrebbe avuto più senso, le mancava terribilmente quando erano lontani anche solo per pochi minuti, come se fosse già diventato una parte del suo essere. Non molto più tardi Jimmy aumentò istintivamente il ritmo dei movimenti, e nel frattempo si abbassò a mordicchiare una spalla di Jill in un tentativo di soffocare i gemiti sempre più appassionati. Era ormai coperto di sudore e respirava a strappi, ma se fosse dipeso da lui l'avrebbe amata all'infinito, solo per sentirla vicina come in quel momento. Nonostante tutti i suoi sforzi di rimandare l'inevitabile iniziò a tremare con violenza, e strinse convulsamente un lembo del lenzuolo mentre la baciava con urgenza, come ad avvertirla che non avrebbe resistito ancora a lungo. Sorridendo tra sé e sé, Jill rispose al bacio con ardore, carezzandogli lascivamente la schiena. Quando si furono staccati lo guardò per un attimo prima di cominciare a mordicchiargli il collo e la gola, per poi tracciare il contorno del suo orecchio con la lingua. Un attimo dopo il ragazzo si accasciò esausto su di lei, ansante. Erano entrambi madidi di sudore, e stanchi, e rimasero avvinghiati per quella che poteva essere un'eternità, prima che lei gli sussurrasse all'orecchio tutto il suo amore e la sua devozione, sentendo che tra loro c'era ormai un forte vincolo, una connessione che mai nessuno avrebbe potuto spezzare. Pranzarono a letto, e trascorsero gran parte del pomeriggio a scambiarsi tenerezze e a fare progetti per il loro futuro insieme. Non rientrarono alla fattoria che dopo il tramonto per trovare Cody, Buck e Lou tranquillamente seduti fuori in attesa dell'ora di cena. “Bentornati, piccioncini…” ridacchiò Cody, guardandoli mentre si avvicinavano mano nella mano. “Com'è andata la giornata?” chiese Buck, sorridendo a Jill. “Molto bene, grazie”rispose lei “C'è stato molto da fare qui?” “Non molto, le solite cose comunque. Teaspoon tornerà domani” li informò il mezzosangue, che ridacchiò quando vide Cody sbadigliare. “Insomma Cody! Mi sembri un ippopotamo certe volte” ridacchiò, guardando l'amico che spalancava la bocca in un modo impressionante. “Non hai mai visto nessuno sbadigliare, Buck?” chiese l'altro, offeso. “Voi non sbadigliate mai? Io mi sono alzato all'alba e ho sonno!” “Su, non prendertela! Stava scherzando!” disse dolcemente Jill, sedendosi accanto a lui e passandogli un braccio intorno alle spalle, cercando di consolarlo. "Ohhh povero, povero il nostro Cody..." lo punzecchiò Jimmy sorridendo mentre sedeva accanto a Lou, che dopo una breve occhiata al ragazzo aveva preso a ridacchiare senza alcun motivo apparente. "Ti conviene abbottonarla del tutto quella camicia, Hickok" disse divertita, mentre il diretto interessato la fissava con aria perplessa, senza capire. "Ci serve il parere di un esperto" proseguì Lou, voltandosi un momento a guardare Cody, per poi sollevare il mento di Jimmy con un dito e ridacchiare di nuovo. "Dici che Emma gli farà delle domande in merito oppure credi che capirà immediatamente di cosa si tratta?" Alla vista del segno rosso, inequivocabile marchio d'amore, sul collo dell'integerrimo Hickok, Cody scoppiò a ridere a crepapelle. “Jill, ne faresti uno anche a me? Ti prego, così potrei mostrarlo orgogliosamente in giro” Imbarazzata, la ragazza arrossì violentemente quando vide che effettivamente aveva lasciato un segno molto evidente a Jimmy, e si schiarì la voce, distogliendo lo sguardo, in difficoltà. Anche Jimmy era arrossito fino alla punta delle orecchie, e si era affrettato a rimettere il cappello in un tentativo di nascondere l'imbarazzo. Nonostante tutto, però, pensò bene di abbottonare la camicia e legare al collo la bandana, con gran divertimento di Lou. "Oh, stai tranquillo Jimmy, non diremo una parola ad Emma. Lo prometto" disse ridacchiando, "Ma dubito che ti farà sedere a tavola con la bandana al collo." “Perché non andate a mangiare qualcosa in città?” propose Buck, dispiaciuto dell'imbarazzo di Jill. “Così Emma non vi vedrebbe, domani sarà molto meno evidente” "Buona idea.." annuì Jimmy mentre si alzava, regalando un'occhiataccia a Cody per poi porgere la mano a Jill e aiutarla a rimettersi in piedi. "Ci vediamo più tardi allora." “Divertitevi!” sorrise Buck, salutandoli con la mano. Jill legò la bandana sulla testa, in città non dovevano sapere che era una donna, e quindi si sarebbero dovuti comportare come due amici. Nelle stalle, prima di prendere Black Beauty, abbracciò Jimmy, mortificata, e si scusò per il segno che gli aveva lasciato. Per tutta risposta lui sorrise e scosse la testa, posandole un bacio affettuoso sulla fronte. "Non scusarti, piccolina" sussurrò, "Se non fosse per Emma non mi preoccuperei affatto di nasconderlo.. ma temo che non prenderebbe bene una notizia del genere, e sicuramente in quel caso farebbe di tutto per farci restare da soli meno possibile.." “D'accordo…” mormorò lei, sorridendo debolmente e montando in sella. Mentre lo guardava galoppare accanto a lei una morsa le strinse lo stomaco. Erano insieme da così poco eppure le dispiaceva già doversi nascondere. Voleva che lui fosse la prima cosa che vedeva il mattino e l'ultima la notte. Voleva poter dormire sempre tra le sue braccia, sentendosi al sicuro e in pace col mondo intero. Voleva poter camminare al suo fianco, orgogliosa di essere la sua donna. Voleva gridare al mondo quanto lo amava. Quando arrivarono in città, si voltò verso Jimmy e gli sorrise. “Oggi pago io, quindi non fare questioni. Sono un tuo collega, ricordalo!” ridacchiò, entrando nel ristorante senza lasciargli tempo per rispondere. Scuotendo la testa, Jimmy tolse il cappello e la seguì. Vennero sistemati di fronte a un lungo tavolo, occupato da quelli che sembravano essere ricchi uomini d'affari. Mentre sedeva, Jimmy aggrottò le sopracciglia e tese le orecchie quando sentì uno di loro mormorare ai suoi commensali qualcosa a proposito di Wild Bill Hickok. Alzò lo sguardo appena in tempo per vedere che l'uomo lo stava indicando. Tuttavia quando si voltò nella loro direzione gli occupanti del tavolo distolsero immediatamente lo sguardo, fingendo un'aria indifferente, cosa che fece infuriare ancora di più Jimmy. Ma non disse niente, solo perché con lui c'era la sua Jill. “Jimmy…vuoi che andiamo da qualche altra parte?” chiese lei, preoccupata dall'espressione che lesse sul suo viso. "No" rispose il ragazzo scuotendo la testa, "Non vedo perché dovremmo, e se andassimo altrove sarebbe lo stesso." Ordinarono la loro cena, e nonostante tutti i suoi sforzi di mostrarsi indifferente spesso Jimmy lanciava occhiate in direzione del lungo tavolo con la coda dell'occhio, stringendo i pugni per la rabbia. Lei lo guardò, sempre più preoccupata, e cercò di distrarlo, conversando amabilmente. Non ottenne risultati. I tizi ridevano di lui,e anche piuttosto sfacciatamente. Ormai al limite della sopportazione Jimmy prese un profondo respiro, e lanciò loro una breve occhiata di avvertimento. Un secondo dopo aveva già estratto dalla fondina una delle sue Colt, per poi posarla sul tavolo con una certa violenza e riprendere a mangiare. Tutti gli avventori del ristorante erano voltati nella sua direzione, e nel locale regnava ora il silenzio più assoluto. Sospirando profondamente, Jill evitò il suo sguardo. Non si trovava certo in una posizione piacevole, e smise di mangiare. Improvvisamente la fame le era passata. Capiva Jimmy, e sapeva che non c'era modo di togliersi di dosso quella cattiva reputazione, ma il suo carattere facilmente irritabile non faceva che peggiorare le cose. Sarebbe stato per sempre così? "Mangia, prima che si raffreddi." le disse lui, apparentemente imperturbabile come se si fossero trovati nella più normale delle situazioni, alzando lo sguardo in direzione della ragazza. La sua fedele Colt aveva evidentemente fatto il suo dovere, poiché gli uomini che fino a pochi momenti prima occupavano il lungo tavolo si stavano affrettando a rimettere le giacche e a pagare il conto, ansiosi di lasciare il locale. “Non ho molta fame” rispose lei, abbassando lo sguardo, ansiosa di tornare alla stazione. Jimmy annuì, per poi dedicarsi di nuovo alla sua cena. Una volta finito si alzò in piedi e ripose la pistola, lasciando alcune banconote sul tavolo prima di uscire. Jill non aveva più aperto la bocca dall'episodio della Colt, e mentre andavano a riprendere i cavalli le lanciò una o due occhiate preoccupate da sotto il cappello. "Sei arrabbiata?" “No” rispose lei, saltando su Black Beauty, e partendo al galoppo non appena vide che Jimmy aveva fatto lo stesso. Si fiondò di corsa alla stazione, e sorrise a Kid che si offrì di occuparsi del cavallo. Quando Cody la vide entrare nel dormitorio, lanciò un'occhiata preoccupata a Buck, ma per una volta non parlò. Era evidente che qualcosa era successo. Dal canto suo, Jill non desiderava altro che essere lasciata in pace, e si cambiò in fretta, infilandosi sotto le coperte. Qualche minuto dopo rientrò anche Jimmy, che non sembrava particolarmente di cattivo umore e salutò entrambi con un debole sorriso. Nonostante questo si affrettò a mettere il pigiama e infilarsi a letto, nel suo letto, dando loro le spalle. Rimase sveglio a lungo quella notte, assolutamente immobile e con gli occhi sbarrati, fissando il nulla.
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