A new life

Capitolo 1

L’Entellauvio scorreva rapido, lo sciabordio delle sue acque era l’unico rumore in quel tratto della foresta, dove nemmeno i raminghi osavano avventurarsi.

Lentamente però si avvicinava una donna, vestita di una tunica bianca, sotto la quale portava un paio di comodi pantaloni e degli stivali di cuoio che arrivavano al ginocchio.

Dietro di lei arrancava un cavallo baio, carico di bagagli, che sembrava seguirla di sua spontanea volontà.

Tari era un’Istari, nonostante la sua giovane età.

Sin da piccola possedeva dei poteri che avevano spaventato i suoi stessi genitori, i quali l’avevano portata ad Isengard, dove i grandi maghi avevano scoperto che si trattava di un caso di reincarnazione parziale.

Tutti i poteri di una potente sacerdotessa, morta il giorno in cui era nata Tari, erano stati trasferiti nel suo corpo.

Le era stato affidato un mentore, che le aveva insegnato la rettitudine e il rispetto per gli altri nell'uso della magia.

Dopo il tradimento di Saruman, Tari aveva preferito allontanarsi dagli altri Istari e vagare di villaggio in villaggio per curare gli afflitti.

La sua attenzione fu catturata dal corpo senza vita di un uomo, steso sull'erba.

I vestiti logori e strappati erano la prova più lampante che era morto annegando nelle infide acque del fiume, ma ben presto, quando la giovane lo voltò per guardarlo in viso, capì la vera ragione della sua morte.

Tre ferite profonde sul torso, di cui una accanto al cuore.

Sospirando profondamente, Tari chiuse gli occhi, poggiando una mano sulla fronte del malcapitato e una sul suo petto.

Qualche istante dopo una lieve luce bianca scaturì dalle sue mani, sparendo nel momento in cui lei aprì gli occhi, un'espressione insieme preoccupata e stupita sul volto.

C'era ancora una speranza per quell'uomo, ma avrebbe dovuto dar fondo a tutta la sua magia per riportarlo in vita.

Non era però quella la causa del suo turbamento.

Nella sua mente era apparso il volto di Gandalf, suo antico mentore, che le aveva dato una serie d'istruzioni, chiedendole di farlo rivivere.

Dopo aver caricato l'uomo sul suo cavallo, Tari s'incamminò in direzione del fosso di Helm, fortezza da lungo tempo disabitata dove Gandalf le aveva ordinato di recarsi.

Non appena vi fu giunta, Tari sistemò Hartha nelle vecchie stalle, e dopo una breve perlustrazione del posto, notò con soddisfazione che all'interno vi erano ancora coperte e letti intatti e un piccolo orto stranamente ricco di ortaggi e verdure, che avrebbe dovuto assicurare sostentamento a entrambi.

Tornata nel cortile, la giovane stese al suolo una delle coperte, trascinandovi il corpo dello sconosciuto e mettendosi a cavalcioni su di lui, le mani appoggiate sul suo petto all'altezza del cuore.

L'Istari chiuse gli occhi, rallentando il ritmo del suo respiro e cercando la concentrazione.

Lunghi minuti dopo, il silenzio fu interrotto dalla sua voce, che risuonò forte e chiara tra le mura della fortezza deserta.

Tari stava recitando un antichissimo incantesimo, e subito il sole si oscurò, lasciando il posto a una pioggia scrosciante, che tuttavia non riuscì a fermarla.

La sua voce salì d'intensità, e una luce bianca accecante pervase il corpo dell'uomo, mentre la ragazza cominciò a tremare violentemente, gridando di dolore, sopraffatta dalla potenza dell'incantesimo.

Quando fu tutto finito, Tari si accasciò sul corpo dello sconosciuto, esausta e priva di sensi, dopo quella che sarebbe stata la sua ultima magia.

Quella che le aveva portato via tutti i suoi poteri.

Era ormai scesa la notte quando l'uomo riprese conoscenza. Per lunghi momenti rimase immobile, gli occhi sbarrati, cercando di mettere a fuoco le sue immediate vicinanze e soprattutto cercando disperatamente di capire.

Dov'era?

Perché?

E soprattutto chi era?

Mille domande gli affollavano la mente, ma ancora non osò muoversi. In realtà non era del tutto sicuro di essere in grado di farlo, si sentiva incredibilmente debole e come oppresso da un peso sul petto. Faticava a respirare. Gli ci volle qualche momento per registrare il fatto che quel peso era in realtà qualcuno steso su di lui, e che quel qualcuno stava effettivamente respirando. Lunghi respiri regolari.

Abbassò lo sguardo, e non riuscì ad impedirsi di sussultare quando vide che si trattava di una giovane donna, evidentemente addormentata o priva di sensi.

Le domande si moltiplicarono, ma non riuscì a trovare una risposta per nessuna di esse. La sua mente sembrava del tutto sgombra, fatta eccezione per un nome, ma non riusciva assolutamente a figurarsi a chi quel nome potesse appartenere. Confuso e disorientato si limitò a fissare la donna, sperando con tutto il cuore che al suo risveglio avrebbe potuto dargli le risposte che stava cercando.

Tari aprì gli occhi solo qualche ora più tardi, portando istintivamente una mano alla tempia e mugugnando qualcosa d’incomprensibile.

La testa sembrava volerle scoppiare, sentiva un forte dolore pulsare alle tempie, e istintivamente mormorò l’incantesimo di guarigione.

Non accadde assolutamente nulla.

Fu solo in quel momento che ricordò di non avere più i poteri, e si rese conto di essere stesa addosso all’uomo che aveva strappato alla morte.

Immediatamente si alzò in piedi, ma le gambe non riuscivano a reggerla, e si accasciò di nuovo al suolo, gemendo di dolore.

"Chi siete?" domandò lui, cercando di sollevarsi sui gomiti e guardandola fissamente in attesa di una risposta. Certo era che le condizioni della donna non erano di molto migliori delle sue, e in quel momento più che mai aveva bisogno di capire. Doveva solo sperare che lei fosse un po' meno confusa di quanto lo era lui in quel momento.

“Il mio nome è Tari” rispose la donna, quando finalmente fu riuscita a mettersi seduta di fronte a lui.

“Sono un’Istari, una maga. Vi ho trovato accanto al fiume, avevate delle profonde ferite al petto e al torace. Ho usato tutta la mia magia per aiutarvi, è per questo che sono così debole”.

"Dunque non sapete niente di me.." mormorò l'uomo con aria affranta, sospirando profondamente. "Non riesco a ricordare.. non so chi sono, né da dove vengo. Speravo che avreste potuto darmi delle risposte."

Tari guardò intensamente in quegli scintillanti occhi grigi, scuotendo la testa.

Avrebbe voluto aiutarlo, ma aveva già fatto tutto quello che era in suo potere, e non aveva altra magia per fargli ricordare chi fosse.

“Non dovete sforzarvi adesso. Sono sicura che la memoria tornerà gradualmente. Dovrete solo riposare e rimettervi in forze, non appena ci saremo ristabiliti del tutto aspetteremo il momento giusto e poi potremmo raggiungere un mio vecchio confidente, un potente mago. Lui potrà aiutarvi, ne sono certa” disse lei ad un tratto.

Era stato Gandalf a chiederle di riportarlo in vita, quindi doveva conoscerlo.

Si, concluse lei dopo un po’. Lui potrà dargli tutte le risposte che cerca.

L'uomo si limitò ad annuire e con qualche sforzo riuscì a mettersi in piedi, cercando sostegno in una parete vicina. Si guardò attorno per qualche momento, cercando di capire almeno dove si trovassero, finché spostò nuovamente lo sguardo su Tari.

"Dove siamo? E' una fortezza o cos'altro?"

“Siamo al Fosso di Helm. Credo sia una grossa fortezza costruita dai re di Rohan. Una volta ho sentito che vi trasferivano l’intera popolazione se Edoras era in pericolo” rispose lei, spostando lo sguardo sulle cupe mura che li circondavano.

Per un attimo si chiese come sarebbe stato quel posto lugubre con tutta quella gente, ma non riuscì a darsi una risposta.

Quel posto era sudicio e tetro, e dubitava che avesse potuto essere differente negli anni precedenti alla guerra.

Lui sospirò nuovamente, e scosse la testa.

Rohan, Edoras, il Fosso di Helm.

Nessun ricordo di questi luoghi, era come se li sentisse nominare per la prima volta. Ma se l'Istari lo aveva trovato vicino al fiume evidentemente aveva conosciuto quelle terre prima di dimenticare tutto, comprese le sue origini.

Frugò brevemente nelle tasche della tunica alla ricerca di qualcosa, qualsiasi cosa, che avrebbe potuto aiutarlo a ricordare. Non vi trovò niente, ma durante l'ispezione si rese conto di portare al collo un pesante medaglione d'argento. Lo sfilò per osservarlo meglio. Al centro vi era inciso un albero, sovrastato da sette stelle, e sul retro recava una scritta che non era in grado di decifrare. Guardò Tari per qualche momento, finché senza una parola le porse il monile.

Nel prenderlo, la ragazza sfiorò le dita dell’altro.

In quel momento fu come se una scarica di energia pervadesse il suo corpo, costringendola a chiudere gli occhi per un attimo, cercando di ricomporsi.

Quando li riaprì studiò l’espressione stupita dell’uomo. Evidentemente doveva aver provato la stessa cosa, ma nessuno dei due disse nulla in proposito.

A Tari non era mai accaduto un fatto simile, né mai Gandalf le aveva spiegato un fenomeno del genere.

Decisa a ignorare quella sensazione, la ragazza osservò lo strano monile.

“Dovrebbe essere il simbolo di un regno…” mormorò, tracciando il contorno dell’albero con la punta di un dito.

Quella figura le era familiare, ma non riusciva assolutamente a ricordare su quale stendardo l’avesse vista.

Voltando il medaglione, fu alquanto sorpresa nel leggere il nome inciso in caratteri elfici.

“Boromir…”

Lo sconosciuto doveva essere un guerriero, non di certo un mendicante o un vagabondo, e il medaglione ne era la prova. Doveva valere un bel po’ di denaro.

"Boromir.." ripetè lui a bassa voce, senza distogliere lo sguardo. "E' l'unica cosa che ricordo, ma non sapevo fosse il mio nome."

Quando Tari gli restituì il medaglione le sorrise, e indicò la pesante porta di legno a pochi metri da loro con un cenno della testa. "Ci conviene sistemarci in qualche modo. Non credo che saremo in grado di metterci in viaggio, almeno per qualche giorno."

“All’interno ci sono alcune stanze da letto perfettamente conservate” rispose lei, sorridendo gentilmente.

“E un orto. Ci sarà molto utile perché in questo modo potremmo evitare di uscire per qualche tempo. Ma non credo che riusciremo ad andare via di qui così presto, Boromir. Ci sono ancora bande di orchetti e Uruk-hai che vagano senza meta, uccidendo chiunque incontrino. Dovremmo cercare di chiudere l’ingresso, e sistemarci alla meglio. Cominciano i primi freddi…”

Boromir annuì con un sospiro, e si guardò attorno un'ultima volta prima di dirigersi a passi incerti verso la porta. Tari camminava al suo fianco, e quando si rese conto che anche lei aveva delle difficoltà non riuscì ad impedirsi di ridacchiare quietamente.

"C'è da dire che siamo una gran coppia" disse con aria divertita, passandole un braccio attorno alla vita con l'intento di sostenersi a vicenda. "Mi viene da chiedermi chi dei due cadrà rovinosamente a terra per primo."

“Effettivamente credo che sarà un miracolo riuscire ad arrivare alle camere da letto senza cadere almeno un centinaio di volte!” ridacchiò lei, stringendosi a lui e aggrappandosi alla sua tunica con mani tremanti.

“Stavo pensando di usare due camere comunicanti, o una camera con due letti, così se uno dei due dovesse aver bisogno l’altro sarà lì per aiutarlo”.

"Mi sembra una buona idea." annuì Boromir, che si fermò quando entrarono nel salone principale, guardandosi attorno con aria incerta. Le alte pareti di roccia, i drappeggi appesi qua e là, l'imponente trono sistemato all'estremità opposta della sala, i candelabri allineati accanto alle colonne. Gli sembrava tutto familiare, e allo stesso tempo nuovo e sconosciuto.

"Da che parte dobbiamo andare?"

“Di qua” lo guidò lei, imboccando uno stretto corridoio, ostruito di tanto in tanto da vecchi mobili, il cui legno stava rapidamente marcendo a causa dell’umidità del luogo.

Quando furono arrivati all’ala riservata alle camere da letto, Tari si fermò a guardarlo.

“Ho ispezionato soltanto una stanza, e stranamente era perfetta, nonostante molte altre cose stiano cadendo a pezzi. Ve la sentite di controllare anche le altre?”

"Credo di sì.." rispose lui sorridendo, e lasciandosi guidare da lei lungo il corridoio. Con gran disappunto appresero che quasi tutte le stanze erano in pessime condizioni, e anche soltanto pensare di poterle usare sarebbe stato una follia. Nella maggior parte dei casi il legno dei letti era quasi del tutto marcito, e non avrebbe certo retto il peso di una persona. Per il resto non c'era altro che polvere, ragnatele e frammenti di roccia sbriciolatasi dalle pareti.

Non restavano che due stanze, quella che Tari aveva definito perfetta e un'altra, vicina alla prima.

“So che risulterebbe sconveniente per la vostra società, e che molto probabilmente ora penserete che io sono una sfacciata, ma credo che dovremmo arrangiarci e dormire nello stesso letto per questa notte. Bisogna cercare delle lenzuola pulite per l’altro ma io proprio non ce la faccio, sono già stanca…” disse lei ad un tratto, poggiando la schiena contro lo stipite della porta in un vano tentativo di alleviare la fatica.

I piedi le sembravano pesantissimi, e ogni passo le costava un grosso sforzo di volontà. Solo il pensiero di dover cercare per chissà quanto delle altre lenzuola e preparare un altro letto la faceva star male.

Non si era disturbata a guardare l'uomo. Sapeva quale sarebbe stata la sua espressione. Nella società in cui lui viveva probabilmente le donne erano considerate esseri inferiori, o addirittura una proprietà del marito, e per questo era quasi certa che la sua proposta lo avrebbe inorridito.

Per tutta risposta Boromir scrollò le spalle, e accennò un sorriso. "Non vedo il problema, se non ne avete voi." disse in tono gentile, "E non vedo l'ora di stendermi un po', possiamo occuparci domani di sistemare l'altra stanza, prometto solennemente che darò il mio contributo."

“Davvero?” chiese lei a quel punto, completamente spiazzata dal comportamento atipico di Boromir.

Lo scrutò a lungo, per cercare di capire se sotto quella gentilezza ci fosse qualche oscuro secondo fine, ma sembrava sincero, e il suo corpo gridava a gran voce dalla stanchezza.

Senza indugiare oltre, la ragazza si avvicinò al grande letto, stendendosi su un lato e chiudendo gli occhi con un mezzo sorriso sulle labbra.

“Oh, Valar…ora si che va meglio…”

Boromir si stava nel frattempo occupando di togliere la tunica più pesante, irrimediabilmente lisa e strappata in più punti. Una volta riuscito nel suo intento sedette sul suo lato del letto per sfilare gli stivali, e quando si fu liberato anche di quelli si stese a sua volta con un sospiro soddisfatto, socchiudendo gli occhi. Concluse di essere rimasto steso a terra per un pezzo, poiché sentiva tutti i muscoli indolenziti e la schiena gli faceva un gran male. Ma poco a poco il conforto del morbido materasso e la rassicurante vicinanza della ragazza lo aiutarono a rilassarsi e a dimenticare le sue preoccupazioni, almeno temporaneamente.

"Da dove vieni?" domandò dopo qualche momento, voltandosi in direzione di Tari con aria incuriosita.

“Non lo so” rispose prontamente la ragazza, sorridendo divertita quando vide l'aria confusa del suo compagno.

“I miei genitori avevano paura di me, pensavano che fossi una creatura del male, e mi abbandonarono ad Isengard quando ero ancora in fasce. Non ho mai saputo chi fossero, ma non importa. Col tempo ho imparato a superare certi rancori, cerco semplicemente di vivere in pace con me stessa, aiutando chi ne ha bisogno”.

"Ci riesci piuttosto bene, devo dire" sorrise Boromir, che poi si fece pensieroso e rimase in silenzio per qualche secondo. "E' una strana sensazione," mormorò poi, "sono sicuro di avere una famiglia da qualche parte, ma allo stesso tempo non so niente di loro. Chissà, magari mi stanno cercando.. spero solo di riuscire a ricordare prima o poi."

“Sono sicura che andrà tutto bene” sorrise lei, studiando il suo volto per qualche momento, prima di continuare.

“Magari avrai una bellissima moglie che ti aspetta a casa, preoccupatissima per te. E dei magnifici bambini, chi lo sa…”

Boromir ridacchiò quietamente a quelle parole, e la osservò per qualche momento prima di volgere lo sguardo al soffitto e incrociare le braccia dietro la testa. "Proprio non riesco a immaginarmi sposato e con prole."

“Perché no?” domandò la ragazza, massaggiandosi quietamente i muscoli della gamba indolenzita.

“Cosa c'è di strano? Non credo proprio che tu sia povero, altrimenti non avresti quel medaglione. E hai l'età giusta per essere un padre di famiglia…”

"Senza dubbio." rispose lui con aria pensosa, per poi voltarsi nuovamente a guardarla. "E tu? Non hai nessuno che aspetta il tuo ritorno per riabbracciarti?"

“No…” mormorò lei dopo un po', evitando il suo sguardo, cercando di nascondere la tempesta di emozioni che quella semplice e ingenua domanda aveva provocato dentro di lei.

“Gli uomini si lasciano aiutare volentieri da me, ma…hanno paura. Sono diffidenti, mi evitano” sospirò Tari, che cercò subito di sdrammatizzare, mentendo.

“Ci sono abituata però. Non ho bisogno di nessuno, sto bene anche da sola, quando ho bisogno di un po' d'affetto lo trovo nel mio cavallo…”

Boromir si sollevò improvvisamente a sedere a quelle parole, le sopracciglia aggrottate e una strana espressione in volto.

"Thalion.." mormorò dopo qualche momento, spostando lo sguardo su Tari. "Ho.. avevo un cavallo di nome Thalion. Ma non riesco a ricordare altro.."

Sorridendo, la ragazza si voltò a guardarlo, troppo debole anche solo per pensare di mettersi a sedere.

“Visto? Ci vuole solo un po' di tempo. Devi soltanto rilassarti e pensare a rimetterti in forze, senza angosciarti. E presto tornerai a casa dalla tua famiglia”.

"Se ne ho davvero una.." Boromir sorrise di rimando, stendendosi di nuovo al suo fianco.

"Buonanotte, Tari. Grazie per quello che stai facendo per me."

“Buonanotte” mormorò lei dopo un po', chiudendo gli occhi.

Pochi minuti dopo,Tari era già profondamente addormentata, esausta.

La mattina seguente Boromir si trovò da solo nell'ampio letto. Era già giorno fatto ma non si alzò subito, decidendo che poltrire per qualche minuto ancora non gli avrebbe certo fatto male. Si girò su un lato, scrutando oltre la finestra, e i suoi pensieri volsero immancabilmente agli eventi della notte precedente. Per un momento si chiese se avesse soltanto immaginato tutto, era troppo bizzarro per essere vero. Ma ancora non ricordava chi era, né da dove veniva.

E Tari.. no, non l'aveva certamente immaginata. Le doveva molto. Se lo aveva salvato come diceva, probabilmente le doveva la vita.

Fu solo dopo lunghi minuti che si decise ad alzarsi, ma dopo un'occhiata alla tunica abbandonata su una sedia, logora e strappata, pensò bene di infilare soltanto gli stivali e tenere indosso la tunica più leggera, prima di scendere alla ricerca di Tari e di qualcosa da mangiare.

La ragazza in questione stava vagando per le enormi stanze deserte, non aveva dormito che poche ore in quanto una piccola pattuglia di Uruk aveva attraversato il campo di fronte alla fortezza.

Svegliatasi in tutta fretta, Tari si era precipitata su una delle torri, tirando un sospiro di sollievo quando le creature si erano allontanate senza notare la loro presenza.

Troppo nervosa per tornare a letto, era andata nelle cucine, dove era riuscita a preparare delle frittelle di farina d'avena per colazione.

Quando Boromir finalmente la trovò, Tari era seduta su una poltrona sistemata su uno dei balconcini, la cui balaustra era ormai penzolante e inaffidabile.

“Buongiorno” lo salutò, sorridendogli.

“Hai fame? Ho preparato delle frittelle, non ho potuto far molto di più, mi dispiace…”

"Oh, ti assicuro che in questo momento non chiedo di meglio, sto morendo di fame!" ridacchiò Boromir mentre si sedeva di fronte a lei. "Sei sveglia da molto?"

“Non ho dormito molto” mormorò lei, voltandosi a guardare il desolante panorama.

Il balcone offriva uno scorcio dall'alto della fortezza, costruita su vari livelli.

La visione in sé non era incoraggiante in quanto ovunque si potevano vedere sporcizia, crepe, corrosione e abbandono.

“Questa notte una pattuglia di Uruk-hai è passata nel campo di fronte. Fortunatamente avevo chiuso le porte e così hanno tirato dritto, non ci hanno trovati. Se l'avessero fatto probabilmente saremmo già morti…”

"Ma non possiamo comunque restare qui per sempre." sospirò lui, spaziando con lo sguardo oltre le mura con aria pensosa. "Una volta recuperate un po' le forze potremmo uscire per cacciare, ma dovremmo procurarci delle armi per poter fare una cosa del genere."

“Ho trovato l'armeria” rispose la ragazza prontamente.

“E' al piano interrato, ci sono archi e frecce, spade, scudi e pugnali. Non sarà difficile cacciare qualcosa”.

"Mi piacerebbe darci un'occhiata più tardi." disse Boromir alzandosi, e sollevando un sopracciglio con aria divertita prima di proseguire. "Ma per il momento credo che passerò in rassegna le cucine alla ricerca delle frittelle. Ti va di accompagnarmi?"

“Ma certo” sorrise gentilmente la ragazza, alzandosi a sua volta e guidandolo per i lunghi corridoi fino alle enormi cucine, che senza dubbio un tempo avevano dovuto essere l'enorme regno delle cuoche di palazzo.

Dopo avergli fatto cenno di sedersi, posò sul tavolo di fronte a Boromir un grosso piatto stracolmo di frittelle, portandogli poi anche del miele e dello sciroppo d'acero.

“Mangia pure quanto vuoi, devi rimetterti in forze”.

Boromir non se lo fece dire due volte, e solo qualche minuto dopo delle frittelle era rimasto ben poco. Quando ebbe finito di mangiare la guardò con aria soddisfatta, e sorrise: "Adesso va decisamente molto meglio" disse, "I miei complimenti mia signora, erano ottime."

“Troppo gentile!” ridacchiò lei in risposta, scuotendo la testa divertita.

“Ma è inutile che tu cerchi di adularmi, so che non erano delle migliori. La farina non è di prima qualità e avrei potuto fare di meglio. Comunque sono certa che ne assaggerai di ottime non appena sarai tornato a casa tua…”

"Non so neanche se ce l'ho, una casa.." rispose lui scrollando le spalle, e si alzò per poi avvicinarsi alla finestra e scrutare l'orizzonte con aria pensosa. "Se ci fossero villaggi o case nei paraggi potrei domandare a che regno appartiene il simbolo sul mio medaglione" disse dopo qualche momento, portando istintivamente una mano fino al monile e voltandosi a guardare Tari.

“La città più vicina è Edoras, ma potremmo spostarci anche a Minas Tirith, dove potrebbe esserci Gandalf. So che è molto amico di uno dei figli del Sovrintendente di Gondor” disse dopo un po' la ragazza, avvicinandosi all'uomo e mettendogli una mano sulla spalla in un gesto rassicurante.

“Andrà tutto bene, non preoccuparti”.

Lui si limitò ad annuire in risposta e per lunghi momenti rimase in silenzio, osservando con attenzione il viso della ragazza. Quindi le sorrise e portò una mano fino al suo viso per carezzarle rapidamente una guancia.

"Perché?" domandò, "Perché stai facendo tutto questo per me?"

“Perché…” cominciò lei, indietreggiando istintivamente, improvvisamente agitata.

Era raro che gli uomini avessero quello sguardo quando la guardavano, e men che meno che cercassero un contatto.

Quella singola carezza era bastata a scatenare una gran confusione dentro di lei, abituata a tenere sempre tutto sotto controllo, persino le emozioni.

Già, bella domanda. Perché faceva tutto questo per lui?

Non era semplicemente per via di Gandalf. Avrebbe potuto lasciarlo lì quella notte, sparendo senza che nemmeno sapesse se lei fosse stata un'invenzione della sua mente o una salvatrice in carne ed ossa.

Forse lo faceva perché quel singolo contatto, la prima volta che si erano parlati, aveva risvegliato in lei sensazioni ed emozioni che ormai credeva morte per sempre.

“Non-non lo so” balbettò lei dopo un po', sentendo lo sguardo dell'uomo su di lei.

“Forse…forse mi ha colpito la tua situazione…ma non preoccuparti, non andrò via finchè non sarò sicura che tu stia bene e abbia ritrovato la tua casa”.

"Spero che allora sarò in grado di ricompensarti debitamente, Tari" rispose dolcemente Boromir, senza distogliere lo sguardo. "Per adesso posso soltanto ringraziarti, temo."

Così dicendo le sorrise di nuovo, ma stavolta evitò qualsiasi contatto fisico. Era evidente che l'aveva messa a disagio, e non voleva peggiorare la situazione.

“Non lo faccio per una ricompensa” mormorò lei, prima di voltarsi e andar via.

Com'era possibile che credesse una cosa del genere?

Probabilmente aveva semplicemente immaginato tutto, e lui non aveva sentito niente quando le loro mani si erano sfiorate.

Sospirando profondamente, con un grosso peso sul cuore, la ragazza salì i numerosi scalini che portavano ad un'alta torre, appoggiando poi le mani sulla balaustra, e guardando le desolate praterie che si estendevano di fronte alla fortezza, che sembrava quasi essere stata inghiottita dalla terra.

Boromir non aveva esitato a seguirla, e per lunghi momenti rimase immobile dietro di lei ad osservarla, poggiato a uno stipite della porta. "So che non lo fai per una ricompensa. Non intendevo dire quello.." disse infine, posando gli occhi nei suoi quando Tari si voltò a guardarlo.

La ragazza dal canto suo si limitò a fissarlo per qualche momento, prima di parlare.

“Torna a letto. Non ti fa bene stancarti”.

A quelle parole Boromir aggrottò le sopracciglia, evidentemente contrariato, ma non disse nulla. Solo dopo averla studiata attentamente le diede le spalle e si allontanò, dirigendosi verso le scale che conducevano ai piani interrati, ben deciso a trovare l'armeria.

Quando Tari non lo trovò in camera sua, cominciò a cercarlo dappertutto, preoccupata che potesse avere un malore.

La sua sorpresa fu grande quando lo vide nell'armeria, intento ad affondare e parare i colpi di un nemico immaginario.

“Dunque avevo ragione…sei un guerriero...e sei anche molto bravo con la spada..”

Evidentemente Boromir non l'aveva sentita arrivare, e si fermò immediatamente quando Tari parlò. Quindi si voltò a guardarla e accennò un sorriso, scrollando lievemente le spalle.

"Avevi ragione anche quando dicevi che poco a poco avrei ricordato.." disse, "Mi sono tornati alla mente gli allenamenti con la spada, e le battaglie. Ma ancora non riesco a ricordare altro."

“Anch'io tiro di spada” aggiunse lei dopo un po', con un sorriso da monella.

“Una fanciulla sola deve imparare a difendersi di questi tempi…”

"Senza dubbio. E potrei decidere di sfidarti a duello, ora che sono venuto a conoscenza di questo tuo segreto .." ridacchiò lui in risposta, indicando con un eloquente cenno della testa la parete alla quale erano state appese alcune delle spade di maggior valore.

A quelle parole Tari alzò eloquentemente un sopracciglio, senza smettere di sorridere, avvicinandosi alle armi.

Per qualche minuto si limitò a soppesare le varie spade, cercando di decidere quale fosse migliore per lei, poi si voltò, puntandogliene una contro.
”In guardia!”

Boromir le rivolse uno strano mezzo sorriso prima di indietreggiare di qualche passo e mettersi in posizione, aspettando che fosse lei a fare la prima mossa.

"Sono pronto a difendermi, mia signora." disse con aria grave, annuendo, anche se la luce divertita che gli brillava negli occhi rendeva la sua posa austera decisamente poco credibile.

Senza farselo ripetere due volte, Tari si lanciò in un violento affondo, che quasi gli fece perdere l'equilibrio, e ridacchiò quietamente quando vide l'espressione di disappunto apparsa sul suo volto.

Boromir non esitò a restituire l'attacco, né a difendersi quando fu lei ad affondare di nuovo. Tari era evidentemente troppo concentrata sul duello per accorgersi di quello che l'uomo stava effettivamente cercando di fare, e Boromir non riuscì ad impedirsi di sorridere quando infine riuscì nel suo intento. La ragazza era intrappolata fra lui e la parete, con le spalle al muro.

Quando si rese conto di essere stata giocata, Tari non poté evitare di lanciargli un'occhiataccia.

“D'accordo, d'accordo, hai vinto..” gli disse, gettando a terra la spada, che cadde con un grosso tonfo metallico che risuonò nella vuota stanza.

Alla fine però gli sorrise, decidendo che non si trovava poi così tanto a disagio in quella situazione, e riportò lo sguardo sui suoi occhi.

"Ti arrendi così facilmente?" mormorò Boromir, sorridendo in risposta. Qualche momento dopo la sua spada raggiunse quella di Tari al suolo ma l'uomo non disse altro, limitandosi a fissarla intensamente negli occhi.

“No, di solito mi batterei fino alla morte” mormorò lei, sorridendogli dolcemente.

“Ma credo che sia più piacevole arrendersi a te…”

A quelle parole Boromir portò lentamente una mano fino al volto della ragazza e le carezzò lentamente una guancia, attendendo una sua reazione. Quando vide che Tari non si ritrasse mise da parte una volta per tutte dubbi e timori e la tirò a sé, circondandola con uno stretto abbraccio e affondando il viso nei suoi capelli, gli occhi chiusi e le labbra piegate in un sorriso.

Un po' sorpresa da quel gesto, la ragazza rimase immobile per un attimo, prima di lasciarsi andare e allacciare le braccia attorno al suo collo, sorridendo a sua volta.

Dunque non si era sbagliata, doveva aver sentito anche lui quella scarica di energia che si erano scambiati, e che aveva creato un forte legame tra loro.

Quando Boromir si ritrasse posò di nuovo gli occhi nei suoi, e senza una parola le prese dolcemente il viso fra le mani, sorridendo. Non sapeva neanche lui perché si stava comportando in quel modo ma era tutto perfetto, troppo perfetto per rovinarlo, e la sua vicinanza riusciva a farlo sentire in un modo che non sarebbe riuscito a descrivere a parole. La tentazione di posare le labbra sulle sue era fortissima, ma non si mosse. Si limitò a guardarla, studiarla, e a perdersi nei suoi occhi per lunghi momenti. Era come se il tempo si fosse fermato solo per loro.

Anche Tari rimase immobile a fissarlo, un sorriso felice dipinto sul volto.

Rimasero così per quella che avrebbe potuto essere un'eternità, senza parlare, perché tra loro sembrava non esserci bisogno di parole, quando il sonoro nitrito di Hartha ruppe la magia.

“Credo che abbia fame” mormorò lei, restia a lasciarlo andare.

"E.. credi che sarà così gentile da volerci concedere ancora un momento?" sussurrò lui in risposta, sorridendo, e senza lasciare affatto la presa.

Per tutta risposta, Hartha nitrì di nuovo, questa volta in modo più nervoso, e Tari ridacchiò divertita.

“Non credo proprio…”

Ma in quel momento la consapevolezza che ben presto gli sarebbe tornata la memoria, lasciandola per tornare dalla sua famiglia, la colpì come un pugno in pieno stomaco.

Districandosi dal suo abbraccio, gli lanciò uno sguardo ferito, ma prima di uscire dalla stanza si voltò a guardarlo.

“Tornerai a casa tua, Boromir. E ti dimenticherai di me in una settimana o due… pensa, se avessi una moglie staresti commettendo il più grave degli errori. E io non sono un giocattolo…”

Senza attendere la sua risposta, la ragazza corse via, risalendo le scale ed uscendo all'aria aperta, respirando profondamente l'aria fresca del mattino, che riuscì in qualche modo a rinvigorirla.

Poco più tardi Boromir la raggiunse nelle stalle, e rimase sulla soglia ad osservarla finché lei si accorse della sua presenza e si voltò a guardarlo. "Mi dispiace molto, Tari. Non intendevo mancarti di rispetto."

“E' a me che dispiace, Boromir” mormorò lei, scuotendo la testa.

“Sei molto stanco e avresti bisogno di tranquillità. Non so cosa mi abbia preso… non-non mi è mai successo…”

"No, non scusarti per favore." rispose lui, senza distogliere lo sguardo. "Hai perfettamente ragione.. non avrei dovuto, e la tua reazione è stata più che comprensibile."

“Facciamo finta che non sia successo niente, va bene?” sorrise lei, posando la striglia e avvicinandosi a lui, togliendo i guanti.

“Vado a preparare il pranzo, se ti trovo qualche vecchio librone mi prometti che t'infilerai a letto e starai tranquillo? Sei debole, Boromir, inutile negarlo. Te ne prego…”

"Prometto di restare a letto solo se in tua compagnia" rispose lui in tono che non ammetteva repliche, incrociando le braccia davanti al petto con aria risoluta. "Anche tu hai bisogno di riposare, e niente proteste.."

“Ma se torno a letto chi cucinerà?” replicò lei con tono accondiscendente, posandogli una mano sul braccio e guidandolo verso l'interno, chiudendo il pesante portone alle loro spalle.

“Comincia a sistemarti, preparerò una tisana che farà bene ad entrambi, e cercherò nella dispensa un po' di carne essiccata e delle gallette, mi pare di averne viste questa mattina”.

"Affare fatto" sorrise lui, seguendola docilmente lungo gli ampi corridoi della fortezza. "Ma non ti concedo che qualche minuto.. non voglio che ti affatichi troppo a causa mia. Intesi?"

“D'accordo” mormorò dolcemente lei, accompagnandolo in camera da letto, e aiutandolo a sfilare gli stivali.

Dopo avergli sorriso ancora una volta, incapace di staccare gli occhi dal suo viso, la ragazza finalmente si avviò per il lungo corridoio, dirigendosi alle cucine.

Non appena l'acqua fu calda abbastanza, la distribuì in due grosse tazze, mettendo due cucchiaiate di erbe che aveva portato con sé in ognuna.

Mentre l'infuso riposava, Tari riuscì a trovare delle gallette, alcuni grossi pezzi di prosciutto e carne affumicata, e dei barattoli di marmellata.

Tutte quelle cose avrebbero potuto sfamarli per il tempo necessario a rimettersi in sesto, poi avrebbero dovuto cacciare, occuparsi dell'orto e cucinare.

Tari tornò in camera portando un grosso vassoio, che sistemò al centro del letto.

“Mangia a volontà e poi bevi tutta la tisana, ci indurrà in un profondo sonno ristoratore, e quando ci sveglieremo saremo molto più riposati”.

"Non so cosa ho fatto per meritare tutte queste attenzioni," sorrise lui, occhieggiando il vassoio con aria soddisfatta per poi spostare di nuovo lo sguardo sulla ragazza, "ma sappi che ti sono infinitamente riconoscente. E sappi anche che potrei abituarmi.."

Sorridendo in risposta, Tari non riuscì a trattenere l'impulso di spostargli una ciocca di capelli dal viso, carezzandogli delicatamente una guancia.

Subito dopo però si finse indaffaratissima col suo cibo, spaziando con lo sguardo per la stanza.

Sorridendo fra sé e sé Boromir posò una mano sulla sua, e le sorrise quasi impercettibilmente quando i loro sguardi si incontrarono di nuovo. Non riusciva a capacitarsi di come gli venisse spontaneo cercare la sua vicinanza, cercare un contatto con lei, e sperava che non sarebbe scappata di nuovo.

Dal canto suo, Tari strinse gentilmente per un attimo la sua mano, prima di porgergli della carne secca con delle gallette, imboccandolo con un sorriso.

Quando ebbero finito di mangiare, la ragazza spostò il vassoio su un piccolo tavolo, porgendo la tazza con la tisana a Boromir.

“Non ha un buon sapore, però ti farà molto bene. Avanti, bevila tutta d'un sorso”.

Boromir seguì alla lettera le sue istruzioni, nonostante l'infuso non avesse effettivamente un buon sapore. Per dirla tutta era a dir poco disgustoso, ma l'uomo non si lamentò. Una volta portata a termine l'impresa non si concesse che una smorfia, ma sorrise subito dopo.

"Tocca a te adesso.." disse con aria da monello, sporgendosi in direzione del tavolo per prendere l'altra tazza e porgerla a Tari, accompagnando l'operazione con un ghigno divertito e un sopracciglio eloquentemente sollevato.

“D'accordo, d'accordo” ridacchiò lei, alzando le mani in segno di resa, prima di afferrare la tazza e bere la tisana.

“Oh Valar…è ancora peggio di quello che immaginassi…”

Quando furono entrambi distesi, Tari si avvicinò all'uomo sorridendo, carezzandogli il volto e canticchiando una dolce melodia elfica, con l'intendo di indurlo al sonno.

Sospirando con aria soddisfatta Boromir chiuse gli occhi, e senza alcun preavviso la tirò a sé. Riaprì gli occhi solo un momento e le sorrise, prima di chiuderli di nuovo e stringerla contro il petto, mentre prendeva a carezzarle lentamente i capelli.

Sorridendo tra sé e sé, Tari chiuse gli occhi a sua volta, ascoltando il lento e regolare battito del suo cuore, che ebbe l'immediato effetto di calmarla.

Solo pochi momenti dopo era scivolata nel più dolce dei sonni.

La mattina seguente fu Boromir a svegliarsi per primo. Ancora prima di aprire gli occhi si ritrovò a sorridere, quando si rese conto che Tari stava ancora dormendo con la testa posata sul suo petto e le braccia attorno al suo torace. Si stiracchiò come poteva, facendo bene attenzione a non svegliarla, e infine aprì gli occhi per guardarla. La sorpresa fu grande quando incontrò il suo sguardo.

"Sei sveglia da molto?" sussurrò, portando una mano al suo viso per scostarle una ciocca ribelle di capelli dalla fronte.

“No” sussurrò lei in risposta, sorridendogli.

Non aveva mai dormito così bene, e tutti gli acciacchi e i dolori dovuti alla perdita dei suoi poteri sembravano essere spariti.

Aveva pensato a lungo a tutto questo, e non poté fare a meno di sorridere tra sé e sé quando si rese conto che forse era proprio Boromir a farla sentire così bene.

Quando era vicino non importava chi fosse, o se nel momento in cui avesse ricordato il suo nome sarebbe volato via come una rondine in un fresco mattino di primavera.

La sua vicinanza aveva il potere di farle dimenticare tutte le cose negative, e di questo non l'avrebbe mai ringraziato abbastanza.

"Credi che Harta obietterà di nuovo se decidiamo di poltrire ancora per un po'?" domandò lui con aria divertita, abbassandosi per posarle un bacio affettuoso sulla punta del naso e uno sulla fronte subito dopo.

“Beh potremmo sempre fingere di non averlo sentito” ridacchiò lei, alzando gli occhi a guardarlo.

“Prima o poi dovrà rassegnarsi!”

"Lo credo anch'io.." ridacchiò Boromir di rimando, stringendosi ancora di più a lei senza staccare gli occhi dai suoi. "Ho sognato della mia famiglia, sai?" aggiunse dopo qualche momento, "Ho un fratello da qualche parte.. ricordo il suo viso ma non il suo nome. E un padre."

Tari rimase momentaneamente senza parole a quella rivelazione, intravedendo un barlume di speranza.

Alla fine si decise a chiedere, ripromettendosi di affrontare la risposta a testa alta, senza lasciar trasparire le sue emozioni.

“Nessuna…moglie? O magari…una fidanzata di sangue nobile?”

A quelle parole Boromir scrollò lievemente le spalle, e scosse la testa. "Non lo so. Nel mio sogno c'erano soltanto loro due."

Detto questo esitò per qualche momento, studiando attentamente il volto della ragazza, finché accennò un sorriso e le carezzò dolcemente una guancia.

"Credi che.." iniziò in maniera un po' esistante, interrompendosi per schiarirsi la voce nonostante non ne avesse affatto bisogno. "..che cambierebbe qualcosa fra noi, se effettivamente non ci fosse alcuna moglie o fidanzata?"

“Si” mormorò lei, abbassando lo sguardo.

Anche solo pensare che lui avrebbe potuto tornare a casa e dimenticarla la faceva star male, e si ritrovava sempre più spesso a desiderare di portarlo immediatamente da Gandalf, cercando di proteggere sé stessa.

Man mano che il tempo passava si sentiva irrimediabilmente attratta da lui, e sapeva che in caso di distacco avrebbe sofferto moltissimo.

Rimasero in silenzio per lunghi minuti, immersi nei loro pensieri e ancora strettamente abbracciati, come a cercare conforto in quel contatto e nella reciproca presenza. Boromir si ritrovò a sorridere fra sé e sé al pensiero di come avere Tari fra le braccia riuscisse a farlo sentire in qualche modo a casa . Non aveva memoria di qualcosa che fosse più dolce e rassicurante del calore del suo corpo, del suo respiro regolare, del profumo fresco dei suoi capelli.

"Non voglio perderti."

“Nemmeno io, Boromir” mormorò lei in ritorno. “Ma cerca di capirmi…sono certa che appena ricorderai che hai qualcun altro a casa che ti aspetta ti dimenticherai immediatamente di me. Ed è giusto…solo che io non…non lo sopporterei…”

"Ti capisco" annuì mestamente lui, prendendo un profondo respiro. "Ma è esattamente come mi sento io.. solo il pensiero che potrei avere una moglie e dei figli ad aspettarmi mi terrorizza.. il pensiero di dover rinunciare a te mi terrorizza.."

Sospirando, la ragazza non rispose, non trovando assolutamente nulla da dire.

Non c'era bisogno di parole tra loro, che sembravano capirsi al volo solo con uno sguardo o un gesto.

Quasi senza rendersene conto aveva cominciato a carezzargli lentamente il petto, un mezzo sorriso dipinto sulle labbra.

Quando le attenzioni di Tari scesero fino all'addome Boromir sollevò un sopracciglio con aria vagamente stupita, e abbassò lo sguardo per incontrare i suoi occhi. Era ovvio che la ragazza non lo stava facendo di proposito. Per meglio dire, era ovvio che non lo stava facendo con quello scopo, ma nonostante questo Boromir non riuscì ad impedirsi di rabbrividire, rimproverandosi mentalmente subito dopo.

Un po' difficile riuscire a controllare certe reazioni quando ti trovi nello stesso letto con una bellissima donna che ti riempie di affettuose attenzioni, concluse quando i suoi occhi incontrarono di nuovo quelli di lei, e tutto ciò che riuscì a fare fu deglutire nervosamente e accennare un mezzo sorriso.

Resasi conto della situazione, Tari ritirò immediatamente la mano, arrossendo e distogliendo lo sguardo.

Pochi momenti dopo era già in piedi, infilando gli stivali in tutta fretta.

“Vado a occuparmi di Hartha, e poi dell'orto” sorrise debolmente, prima di uscire dalla stanza.

Boromir impegnò la sua mattinata occupandosi della manutenzione della spada ed esplorando i piani interrati della fortezza. Quando infine fece il suo ingresso nelle cucine, portando due bottiglie prese dalle cantine, Tari era intenta a preparare il pranzo. Le sorrise e posò le bottiglie sul tavolo, avvicinandosi per dare una sbirciatina al cibo, e domandò: "Hai bisogno di aiuto?"

“No, ti ringrazio” sorrise lei in risposta. “E' pronto, siedi pure a tavola”.

Facendo bene attenzione a non versare nemmeno una goccia della zuppa di verdure che aveva preparato, la ragazza porse il piatto a Boromir, prendendo posto di fronte a lui.

Mentre mangiavano lui non le lanciò che qualche rapida occhiata, un po' spaventato dalla piega che stavano prendendo gli eventi. Come si sarebbe sentito se poi avesse ricordato di avere effettivamente una moglie ad attenderlo a casa? Nei confronti di Tari e nei confronti dell'ipotetica moglie, come si sarebbe sentito? E Tari? Avrebbe sofferto per causa sua, e non sapeva se sarebbe mai riuscito a perdonarselo. Pericoloso avvicinarsi troppo a lei. Pericoloso per entrambi.

Dopo un pranzo stranamente silenzioso l'uomo si premurò di aiutarla a sparecchiare la tavola, e mentre lei si occupava dei piatti lui rimase alla finestra, spaziando oltre le colline con aria pensosa.

“Domani uscirò per andare a caccia” lo informò lei senza voltarsi a guardarlo, continuando a lavare tranquillamente i piatti.

“Ho già preparato l'arco e una faretra piena di frecce”.

"Verrò con te." rispose Boromir, "Anche se in realtà avevo pensato di uscire questo pomeriggio per perlustrare i dintorni, sto impazzendo rinchiuso qua dentro. E ho già esplorato l'intera fortezza, ho bisogno di trovare un passatempo se non voglio morire di noia.."

“Sei proprio un uomo d'azione, vero?” ridacchiò lei, voltandosi a guardarlo per un attimo prima di riportare la sua attenzione sull'acquaio ormai quasi vuoto.

“Ma non è prudente uscire da solo. Se vuoi posso farti compagnia. Potresti perderti, non conosci la zona. O peggio ancora… imbatterti in un gruppo di Uruk…”

"D'accordo" disse lui sorridendo, "Scendo a prendere le armi mentre finisci di occuparti dei piatti. Non muoverti da lì!"

Solo pochi minuti dopo Boromir rientrò in cucina e porse a Tari la sua spada e il pugnale con un largo sorriso, evidentemente piuttosto impaziente di uscire finalmente all'aria aperta. Dopo aver legato alla cintura le armi, la ragazza gli sorrise e prendendolo per un braccio lo guidò all'ingresso.

“Vuoi prendere Hartha oppure preferisci fare una lunga passeggiata?”

"Senza dubbio preferisco una passeggiata." sorrise lui di rimando, districandosi dalla sua presa per poi prenderle la mano mentre si avviavano al pesante portone. Una volta all'aperto sospirò con aria soddisfatta, e si guardò brevemente attorno.

"Da che parte andiamo?"

“Di qua” sorrise lei, divertita dalla sua allegria.

Passeggiarono in silenzio per quasi un'ora, godendosi la frescura pomeridiana, fino a che si fermarono in cima a una collinetta dalla quale potevano vedere la fortezza e la prateria che si estendeva di fronte a loro.

Tari sedette su un masso poco distante da lui, sospirando con aria soddisfatta e gli occhi chiusi, mentre il vento le soffiava sul viso scompigliandole delicatamente i capelli.

Boromir era steso sull'erba, le braccia incrociate dietro la testa, e sembrava del tutto rilassato nonostante avesse la spada a portata di mano in caso di pericolo. Di tanto in tanto si voltava a guardare Tari, sorridendo, e approfittando del fatto che aveva gli occhi chiusi la osservò a lungo con aria incantata. Pensando che si fosse addormentata rimase in silenzio, aveva un'aria talmente serena e rilassata che sarebbe stato un vero peccato svegliarla.

Dopo un po' la ragazza cominciò a canticchiare un'antica melodia elfica, gli occhi ancora chiusi, poggiando meglio la schiena sul masso per stare più comoda.

Era molto tempo che non si sentiva così bene, e credeva che il merito fosse in parte di Boromir, ma anche della perdita dei suoi poteri.

“Sai” cominciò ad un tratto, socchiudendo gli occhi e lasciandosi carezzare il volto dai caldi raggi del sole.

“Quando avevo i miei poteri ero sempre molto tesa, mi preoccupavo sempre per gli altri, non avevo un momento di pace… Adesso che li ho persi… mi sento finalmente libera … posso finalmente pensare un po' a me stessa… decidere cosa voglio fare della mia vita”.

A quelle parole lui si sollevò sui gomiti, osservandola con interesse, e accennò un sorriso.

"E.. ci hai già pensato?" domandò dopo qualche momento, "Sai già cosa vuoi farne, e cosa farai quando ti sarai ristabilita del tutto?"

“Mi piacerebbe vivere vicino al mare, magari a Dol Amroth” rispose lei, con un'espressione trasognata sul volto.

“Mi piacerebbe vedere Lothlorien, ma non sarei mai del tutto accettata tra gli elfi. E… mi piacerebbe avere una famiglia… qualcuno da coccolare la sera accanto al fuoco, di ritorno da una giornata di duro lavoro. Qualcuno con cui dividere le ansie e i timori, ma anche le gioie e le soddisfazioni” continuò lei dopo un po', sospirando profondamente.

“Forse però questo qualcuno non arriverà mai…”

"Piacerebbe anche a me avere qualcuno così al mio fianco," sospirò lui, tornando a scrutare il cielo con aria pensosa. "qualcuno per cui vivere e se necessario combattere. Qualcuno che sia felice di dividere la sua vita con me, che mi conosca alla perfezione e che mi ami nonostante questo.. non credo che nella mia vita ci fosse una persona così, sono certo che in caso contrario non l'avrei dimenticata."

“Ti auguro di trovarla” mormorò lei dopo un po', sospirando profondamente.

Boromir non rispose ma sospirò a sua volta, lanciandole solo una breve occhiata prima di chiudere gli occhi e godersi in silenzio la quiete e la brezza tiepida. Come dirle che non riusciva a immaginare altri che lei al suo fianco?

Qualche ora dopo, Tari si alzò, guardandosi intorno con aria preoccupata.

“Ci conviene rientrare prima che faccia buio. Potrebbe essere pericoloso…”

Quella notte Boromir non riposò tranquillo. Si agitò a lungo nel sonno mormorando frasi incoerenti, il respiro affannoso, finché si svegliò di soprassalto poco prima dell'alba. Ricordava chiaramente di aver fatto uno strano sogno, che l'aveva molto turbato, un sogno che gli aveva finalmente rivelato alcuni aspetti della sua vita che prima non riusciva a ricordare.

Sentendolo così agitato, Tari non aveva chiuso occhio quella notte, controllandolo di tanto in tanto per paura che potesse star male.

Quando lo vide aprire gli occhi gli sorrise, la stanchezza evidente sul suo volto.

“Mi hai spaventata a morte…”

"Sto bene.." mormorò lui, evidentemente ancora scombussolato, rannicchiandosi vicino a Tari in cerca di conforto e socchiudendo gli occhi. "E.. mio fratello si chiama Faramir, è capitano dell'esercito di Ithilien. Mio padre Denethor invece è il Sovrintendente di Gondor..." sussurrò dopo qualche momento, "Non c'è nessuna moglie, nessuna fidanzata ad aspettarmi a casa.."

“Te l'avevo detto che avresti ricordato…” mormorò lei, carezzandogli i capelli per cercare di calmarlo.

Nessuna moglie. Nessuna fidanzata.

Era la notizia più bella che avrebbe potuto darle.

Boromir stava nel frattempo sistemando le coperte, e ne approfittò per stringersi ancora di più alla ragazza, poggiando la testa sul suo petto e cingendole i fianchi con uno stretto abbraccio.

"L'ho sognato" continuò poi, chiudendo nuovamente gli occhi e cercando di rilassarsi. "Ho sognato un.. credo si trattasse di un Istari, che mi parlava. Mi diceva di mio padre, di mio fratello, del mio regno.. ha detto che ero capitano generale dell'esercito di Gondor e guardiano della Bianca Torre, ma che adesso tutti mi credono morto."

“Gandalf…” mormorò lei, stupita.

“Ho avuto una visione quando ti ho trovato. Mi chiedeva di salvarti dalla morte, anche a costo di perdere i miei poteri…” spiegò la ragazza, tormentando un lembo della coperta tra le dita.

“La via per Minas Tirith è lunga e piena di pericoli. Ma non appena ci saremo preparati ti accompagnerò io stessa a casa.”

"E cosa farai dopo?" domandò lui, sollevandosi su un gomito per poterla guardare negli occhi. "Intendi dire che mi accompagnerai a casa e.. te ne andrai?"

“Si” rispose lei distogliendo lo sguardo.

Non c'era posto per lei tra i nobili, e soprattutto non avrebbe mai potuto sperare di essere accettata in casa del temibile Sovrintendente Denethor, il cui caratteraccio era ben noto a tutti gli Istari, che per lo più si tenevano alla larga da lui.

Boromir rimase in silenzio per lunghi momenti, cercando di digerire la notizia. Improvvisamente l'idea di tornare a casa non gli sembrava affatto così allettante, sarebbe rimasto anche per settimane, mesi o anni rinchiuso in quella fortezza. Con lei.

"Ma.. dove? Dove andrai?"

“In giro” rispose lei tranquillamente. “Come sempre. Non resto mai per più di un mese nello stesso posto. Prima lo facevo per aiutare gli altri, adesso semplicemente per sopravvivere. Ma ci sono abituata”.

"Resta con me a Minas Tirith" propose lui, prendendo una mano della ragazza nelle sue, e guardandola negli occhi. "Se mio padre è Sovrintendente potrò trovarti un'ottima sistemazione, potremmo vederci ogni giorno, trascorrere molto tempo insieme. Avresti una casa.."

“Boromir…” sorrise lei, scostandogli una ciocca di capelli dal viso.

Come dirglielo senza offenderlo?

“Il Sovrintendente Denethor…non è mai stato molto affabile. Ha un carattere molto forte e… so che ha sempre cercato di forzare suo figlio maggiore a un matrimonio d'interesse con qualche nobildonna locale. Non credo sia il caso che io resti...”

Boromir esitò di nuovo, distogliendo lo sguardo, e sospirò profondamente prima di parlare, posando ancora una volta gli occhi nei suoi.

"Verrò con te, allora." disse senza esitazione, "Non torneremo a Minas Tirith, ma scriverò una lettera a mio fratello per dirgli che sto bene e ce ne andremo da qualche altra parte, troveremo un altro posto. Mi sentirei fra estranei se dovessi vivere con loro.. senza di te."

“Non farlo…” sussurrò Tari tristemente, guardandolo intensamente negli occhi.

Mai aveva conosciuto un uomo che tenesse a lei così tanto, e la proposta di abbandonare tutta la sua famiglia pur di stare insieme l'aveva decisamente colpita.

Lentamente, senza staccare gli occhi dai suoi, la ragazza gli posò una mano dietro la testa, tirandolo gentilmente a sé, riducendo la già poca distanza tra le loro labbra.

Nonostante lo stupore iniziale Boromir non esitò a rispondere al bacio. La strinse forte a sé, chiudendo gli occhi, e quando infine si separarono le prese dolcemente il viso fra le mani, senza riuscire ad impedirsi di sorridere.

"Non sai quanto l'ho sognato" disse, "E sono sempre più convinto che preferirei trascorrere il resto dei miei giorni in questa fortezza con te, piuttosto che tornare a casa da solo."

“Verrò con te” sorrise lei, godendosi il calore delle sue mani sul suo viso, e carezzandogli i capelli nel più tenero dei gesti.

“Anche se so già che sarà come una prigione per me…”

"In quel caso nessuno ci obbliga a rimanere.." sussurrò lui, "Non credo che mio padre sarebbe felice se prendessi una decisione del genere, ma l'unica cosa davvero importante per me è.. è stare con te, Tari. Non m'importa del resto. Non m'importa dove né come, finché ho te al mio fianco."

Sorridendo in risposta, la ragazza gli gettò le braccia al collo, sospirando con aria trasognata.

Mai si era sentita più felice, e sapeva che lo stesso valeva per Boromir.

“Dovremmo uscire per andare a caccia…” mormorò dopo un po', ancora riluttante a lasciarlo andare.

"E dobbiamo andarci proprio subito?" ridacchiò lui stringendo forte Tari fra le braccia, per poi abbassarsi e posarle un rapido e decisamente eloquente bacio sul collo. "Non possiamo proprio.. poltrire ancora un po'?"

“Mmmh…” mormorò lei, sbadigliando leggermente.

“Non tentarmi…se fosse per me resterei tutto il giorno a letto…”

Senza preoccuparsi di rispondere Boromir la tirò improvvisamente a sé, posandole una mano dietro al collo, e reclamò nuovamente le sue labbra per un bacio, lasciandole solo per scendere e dedicare le sue attenzioni al collo della ragazza.

Ridacchiando, la ragazza rispose ai suoi baci per un po', prima di allontanarsi per guardarlo negli occhi.

“Non ne posso più di mangiare robaccia… muoviamoci, prendiamo qualche bel leprotto e poi al ritorno avremo tutto il tempo che vorremo per poltrire ”.

"Oh, non avrei mai pensato che potessi essere così crudele e negarmi un po' di conforto ." si lamentò scherzosamente Boromir, facendo il possibile per apparire sdegnato. "Penso che ti lascerò andare a Minas Tirith a fronteggiare mio padre da sola, per vendicarmi.."

“Pensa solo che se volessi… poltrire adesso, dovresti farlo in fretta e furia, perché abbiamo mille cose da fare. Ma dopo potresti poltrire per tutto il pomeriggio… e la sera… e la notte…” ridacchiò lei con aria da monella, posandogli un rapido bacio sulle labbra.

"Ti conviene essere molto cauta, quando parli di certe cose" sorrise lui con aria birichina, sedendo sul bordo del letto per infilare gli stivali, finalmente convinto. "Potrei prenderla come una promessa. E visto che io tengo molto a mantenere le mie, mi aspetto che gli altri facciano altrettanto."

“Un uomo d'onore” ridacchiò lei, legando i capelli. “Mi piacciono gli uomini d'onore”.

Quando entrambi furono pronti, la ragazza porse una spada e due lunghi pugnali a Boromir, legandone un paio sui fianchi oltre a quello che portava sempre nello stivale.

Infine mise sulle spalle la faretra colma di frecce e un grosso arco.

“Andiamo”.

"Agli ordini, mia signora!" ridacchiò lui, prendendola per mano mentre si avviavano in direzione delle scale.

Una volta usciti dalla fortezza i due camminarono fino ad arrivare ad un boschetto non molto distante. Guardandosi attorno Boromir vide che non sembrava esservi traccia di alcun animale, né lepri né tantomeno cervi, così si rassegnò al suo destino e continuò la marcia al fianco di Tari, alla ricerca di quello che sarebbe stato il loro pranzo.

Dopo un po' la ragazza gli indicò un paio di grosse lepri, intimandogli di non muoversi.

Le bastò solo un attimo per estrarre le frecce dalla faretra e scoccarle a una velocità impressionante.

“Credi che bastino? C'è uno stagno qui vicino dove potrebbero abbeverarsi dei cervi..”

"Beh, per oggi dovrebbero bastare. Se invece intendi fare provviste possiamo andare allo stagno e aspettare, magari è il nostro giorno fortunato."

Quando lei annuì Boromir sorrise, e ripose le lepri in uno dei sacchi che aveva portato con sé. Si avviarono allo stagno mano nella mano, e dopo qualche momento lui si voltò a guardarla, incapace di trattenere oltre la sua curiosità. "Dove hai imparato a tirare con l'arco? Sei piuttosto brava."

"Mi hanno insegnato gli elfi" sorrise lei, sedendo dietro un cespuglio dal quale potevano guardare indisturbati lo stagno.

"Ho vissuto per un periodo a Caras Galadhron, nel regno di Lothlorien. C'era stata una grossa battaglia ai confini e molti galadhrim erano stati feriti piuttosto gravemente. La dama della luce, Galadriel, e suo marito Celeborn, non riuscivano a curare tutti, per questo Gandalf inviò me."

Lui annuì, studiando il suo viso con attenzione. "Devi aver avuto un passato ben movimentato" commentò sorridendo, "Non si direbbe a vederti, sembri così giovane.. so che non è cortese domandare l'età a una fanciulla, ma.."

"Ho ventisei anni" sorrise lei.

"Non è comune avere i miei poteri alla mia età, ma pare che si siano trasferiti nel mio corpo da quello di una sacerdotessa morta nel giorno della mia nascita. E' sempre stato difficile gestirli. Quando curavo una persona mi sentivo malissimo dopo, come svuotata da ogni energia. Quel periodo a Lothlorien è stato uno dei più difficili. Ho rischiato di non farcela, ma quella gente aveva bisogno di me, come potevo abbandonarli?"

"Hai.. fatto molto anche per me" mormorò tristemente lui, "Tanto che i tuoi poteri li hai persi del tutto.. non immagini quanto mi dispiace, Tari. Ci ho pensato spesso in questi giorni.. non penso di meritare un sacrificio del genere."

"Non dirlo" sorrise lei, portando una mano al suo viso a carezzarlo delicatamente.

"Darei la vita per te, se mi fosse chiesta".

"Anche io per te, se fosse necessario" sussurrò Boromir in risposta, tirando a sé la ragazza per abbracciarla e posandole una pioggia di baci sulle guance, sorridendo.

"Ti adoro, lo sai?"

"Lo so" sorrise lei. "Mai quanto ti adoro io".

Rimasero così per un po', guardandosi intensamente negli occhi, baciandosi dolcemente, fino a quando Tari non udì un rumore a poca distanza.

Immediatamente la ragazza s'irrigidì, portando un dito alle labbra per far intendere a Boromir che non doveva fiatare, o l'avrebbero perso.

Lui la guardò per un momento con aria interrogativa, per poi sbirciare in direzione dello stagno attraverso i rami del cespuglio. Solo pochi attimi dopo il cervo era a terra, colpito da una delle frecce di Tari.

"Centro."

"Bene" sorrise lei a quel punto.

"Mi dispiace, ma se avessimo perso questo avremmo dovuto aspettare chissà quanto tempo…"

Dopo aver preso l'animale, la ragazza si voltò a guardare Boromir.

"Intendi continuare qui o…tornare alla fortezza?" chiese con un'espressione da monella dipinta in volto.

"Intendo tornare alla fortezza, e prima possibile" ridacchiò lui, porgendole il sacco con le lepri per poi caricarsi in spalla il grosso cervo. "Hai fatto una promessa, non dimenticarlo.."

"Anche io sono una donna d'onore, non dimenticarlo!" ridacchiò lei, guidandolo verso la fortezza.

Nonostante la strada da fare fosse parecchia, e il cervo gli pesasse sulle spalle, Tari notò con stupore che Boromir non si era lamentato nemmeno una volta.

Doveva avere una forza fuori dal comune.

Una volta all'interno, dopo aver sprangato le porte della fortezza, i due si occuparono di scuoiare le bestie, lavandone e pulendone la carne e conservandola in un luogo fresco.

Subito dopo Tari riscaldò dell'acqua per un bagno, e sorrise a Boromir, chiudendo la porta dietro di sé.

Il contatto con l'acqua calda l'aiutò a rilassarsi immediatamente, lavando via tutto il sangue e lo sporco.

Solo quando ebbe finito, cercò Boromir in cucina, ma senza successo.

Ridacchiando, si avviò per il lungo corridoio che portava alla camera da letto, più che sicura che lo avrebbe trovato lì.

Boromir era steso sul letto, assorto nella lettura di un manoscritto trovato in una delle camere da letto il giorno prima. Quando Tari aprì la porta alzò lo sguardo, e accennò un sorriso.

"Ti stavo aspettando."

"Lo avevo immaginato" sorrise lei, sfilando gli stivali e stendendosi al suo fianco.

"Ti sono mancata?" ridacchiò dopo un po', osservandolo attentamente.

"Non sai quanto.." sorrise lui, posando il libro sul vicino mobile da notte. Si stese su un fianco e la tirò a sé per stringerla fra le braccia, posandole un bacio affettuoso sulla guancia.

"Credi che potremo.. poltrire un po', adesso?" domandò con aria birichina, mentre le accarezzava lentamente la schiena.

"Sono tutta tua" mormorò lei, un sorriso felice sulle labbra.

I due si guardarono negli occhi per qualche momento, senza bisogno di parlare, e Tari cominciò a carezzargli dolcemente il viso e i capelli, posandogli una pioggia di dolci baci sul viso.

Nel frattempo Boromir aveva iniziato ad occuparsi della tunica della ragazza, sbottonandola lentamente, per poi sfilarla e abbassarsi a baciare il collo e le spalle di Tari con devozione assoluta, e senza fretta alcuna. Non si interruppe neanche per togliere la sua tunica, ma la sfilò per poi abbandonarla distrattamente sul letto, continuando a baciarla con urgenza sempre maggiore.

Dal canto suo Tari si lasciò andare completamente a quelle sensazioni che non provava da tanto tempo, intense e profonde.

Cercava di rispondere ai baci e alle carezze come poteva, sopraffatta dalla dolcezza del suo Boromir, sorridendogli dolcemente e sussurrandogli dolci parole all'orecchio.

Dopo essersi premurato di sfilarle anche gli stivali Boromir tornò a stendersi e la abbracciò di nuovo, letteralmente avvinghiandosi a lei.

"Sei sicura di volerlo fare?" sussurrò sulle sue labbra, guardandola intensamente negli occhi.

“Mai stata più sicura” mormorò lei in risposta, baciandolo appassionatamente.

Si amarono a lungo quel giorno, esprimendo con i gesti quello che non riuscivano a dirsi con mere parole, fino a quando rimasero completamente esausti, avvinghiati l'uno all'altra, come a volersi fondere in un'unica forma, consci del fatto che tra loro c'era un sentimento ben più forte della semplice attrazione fisica.

"Una volta arrivati a Minas Tirith verrai a vivere con me, non è vero?" mormorò lui a un certo punto, ancora stretto a lei, gli occhi chiusi e un'espressione assolutamente rilassata dipinta sul volto.

“Non avevo in programma di andare da nessun'altra parte” sorrise la ragazza, posandogli un bacio sulla fronte.

“Però non voglio che tu litighi con tuo padre a causa mia…”

"Andrà bene" disse dolcemente Boromir, aprendo nuovamente gli occhi per incontrare quelli di Tari. "Vedrai. E in ogni caso rinnovo la mia promessa.. se mai ci saranno problemi con la mia famiglia ce ne andremo a vivere da qualche altra parte, soltanto tu ed io. Non stavo affatto scherzando quando l'ho detto."

“Rinunceresti alla tua vita e alla tua famiglia per me?” chiese lei alquanto sorpresa, senza distogliere lo sguardo.

Le sue parole l'avevano colta di nuovo alla sprovvista, ed era più che certa che il suo stato d'animo fosse scritto a caratteri cubitali sul suo volto.

Boromir la osservò per lunghi momenti, carezzandole dolcemente i capelli, finché sospirò e le posò un leggerissimo bacio sulla fronte. "Quando mi hai salvato per me è stato come.. iniziare tutto da capo, iniziare una nuova vita. Ti sei presa cura di me nonostante non mi conoscessi affatto, sei stata sempre al mio fianco e ti sei fidata di me nonostante non riuscissi a ricordare niente del mio passato.. sei tu la mia famiglia, Tari, se sono ancora qui il merito è soltanto tuo. E.. credo di essermi innamorato perdutamente di te, oltretutto."

“Ti confido un segreto” sussurrò lei, guardandosi attorno con aria circospetta, e avvicinandosi al suo orecchio.

“Ti amo anch'io…” bisbigliò sorridendo, posandogli un dolcissimo bacio sul collo.

Lui sorrise a sua volta, e le prese il viso fra le mani nel più tenero dei gesti. "Cosa ho fatto per meritare di avere al mio fianco una persona tanto meravigliosa?" mormorò sorridendo, e prima che lei potesse riuscire a rispondere posò nuovamente le labbra sulle sue per un dolcissimo bacio.

Quella mattina Tari si era svegliata prima dell'alba, dirigendosi immediatamente in cucina per impacchettare il resto delle provviste.

Sarebbero partiti per Minas Tirith in meno di un'ora, e voleva esser certa di aver preso tutto il necessario per affrontare quel lungo viaggio, che poteva risultare alquanto pericoloso.

Sospirando, cominciò velocemente a sistemare i vari pacchetti in uno degli zaini, riempiendolo quasi fino all'orlo, sistemando con cura frittelle e biscotti in modo da non farli rovinare.

Boromir si stava ancora strofinando gli occhi con aria assonnata quando la raggiunse in cucina, e aveva un aspetto decisamente scompigliato. Senza una parola le sorrise e si avvicinò, tirandola a sé per stringerla ancora fra le braccia.

"Mi rifiuto categoricamente di partire senza aver prima ricevuto il mio bacio del buongiorno." disse con aria solenne.

Ridacchiando, la ragazza lo abbracciò in risposta, baciandolo dolcemente.

“Guardati, sei un disastro. Lasciati sistemare!” sorrise quando si furono staccati, prendendo il pettine dallo zaino e cominciando delicatamente a districare i nodi nei suoi capelli, facendo bene attenzione a non fargli male.

Solo molti minuti dopo, quando ebbe finito, Tari lo guardò con un sopracciglio sollevato e una mano su un fianco.

“Ecco. Ora sei più che presentabile”.

"Per fortuna!" esclamò lui con aria divertita, ridacchiando. "Non vorrei certo farmi trovare in disordine se mai una banda di uruk-hai inferociti dovesse attaccarci con l'intento di farci diventare il loro pranzo."

“Non vorrai farti scambiare per un semplice viandante!” ridacchiò lei, colpendolo scherzosamente alla spalla.

“Tutti devono sapere che Lord Boromir di Gondor sta tornando a casa”.

"In compagnia di una splendida, adorabile fanciulla" proseguì lui sorridendo, "della quale è innamorato in maniera spaventosa.. e.. sai, ho sentito delle voci, secondo le quali lui avrebbe tutte le intenzioni di sposarla, quando sarà il momento. Non lo trovi romantico?"

“Molto…” sussurrò lei, prima di baciarlo di nuovo, stringendolo forte tra le braccia.

“Ma adesso dobbiamo proprio andare, o altrimenti rischiamo di poltrire di nuovo per tutto il giorno…”

"Dubito che mi lamenterei, in quel caso" ridacchiò lui, mettendo in spalla il suo zaino. "Ma sono più che sicuro che avremo tutto il tempo di recuperare una volta arrivati a casa."

Detto questo prese per mano Tari, e i due uscirono dalle cucine l'uno al fianco dell'altra per poi imboccare l'ampio corridoio che conduceva all'ingresso principale.

Dopo aver caricato i bagagli su Hartha, Tari lo guidò verso l'esterno, seguita da Boromir.

I due cercarono di tenere una marcia piuttosto sostenuta, e quando arrivarono in cima ad una collina si voltarono soltanto una volta a guardare la fortezza ormai decrepita che li aveva ospitati per quei mesi.

Durante quel primo giorno di marcia non incontrarono alcuno ostacolo, ma soltanto un paio di viandanti solitari diretti a Edoras e una gran quantità di insetti più o meno molesti. Dopo molte schermaglie di Boromir con i suddetti insetti, e soprattutto dopo aver camminato per tutto il giorno sotto il sole, al tramonto i due decisero infine di fermarsi per riposare e riprendere le forze in vista della lunga marcia che li attendeva il giorno seguente.

Fortunatamente non dovettero cacciare per quel giorno, in quanto le provviste che avevano portato li avrebbero sostenuti per un paio di settimane, permettendogli di conservare le energie e viaggiare velocemente.

Quando ebbe finito di cenare, Tari sedette sulla coperta accanto a Boromir, poggiando la testa sulla sua spalla, sospirando.

“Sei contento di tornare a casa tua?”

"Mmmh. Sono contento di tornarci con te, più che altro.." rispose lui sorridendo, mentre prendeva a carezzarle affettuosamente i capelli. "Non ricordo che mio fratello Faramir, non so in che rapporti ero con loro."

“Da quello che si diceva in giro i due figli del sovrintendente Denethor erano molto uniti e praticamente inseparabili. Sono più che certa che non appena vedrai tuo fratello ricorderai tutto” disse lei dopo un po', gli occhi chiusi e un sorriso soddisfatto sul volto.

"Beh, per il momento ricordo soltanto il suo volto" disse Boromir. "Ma sono sicuro anch'io che ricorderò quando ci incontreremo, e probabilmente una volta giunti a Minas Tirith ricorderò anche il resto. Sei mai stata lì?"

“No” sorrise la ragazza. “Ho sentito molto parlare della bianca torre, della cittadella, e della vostra famiglia, ma avevo sempre troppo da fare per recarmi là. Per non parlare del fatto che Denethor ha sempre detestato la magia, e quindi non sarei stata bene accetta”.

"Oh.. capisco." mormorò lui con aria corrucciata. Non riusciva a ricordare niente a proposito del padre, ma quello che Tari gli aveva raccontato sul suo conto non era affatto incoraggiante. Sperava solo che non avrebbe cercato di ostacolarli in nessun modo.

"La situazione è un po' diversa adesso, penso che gli basterà vedere quanto tengo a te per accettarti nella famiglia.."

“A me basta che tu sia felice, Boromir” rispose lei, circondandolo in un caldo abbraccio.

“E sopporterò quello che devo, pur di stare al tuo fianco, mi basta che tu sia felice, il resto non ha importanza”.

"Lo sono, con te" sussurrò Boromir in risposta, stringendosi a lei e chiudendo gli occhi. "Sono incredibilmente felice al tuo fianco."

Tari sorrise di rimando, stringendo ancora di più l'abbraccio, e posandogli un dolcissimo bacio sulla guancia.

“Adesso però ci conviene riposare. All'alba ripartiremo e abbiamo ancora tanta strada da fare…”

"Affare fatto.." mormorò Boromir sorridendo, per poi chiudere gli occhi e rannicchiarsi contro la sua Tari, senza riuscire a trattenere uno sbadiglio. "Buonanotte amore mio.."

La cittadella era in fermento. I sudditi si erano raccolti ai lati della strada principale, al tempo stesso eccitati e spaventati, guardando speranzosi verso il palazzo reale.

Tari e Boromir si scambiarono uno sguardo confuso, e poi si sistemarono a un angolo della strada, in attesa.

Quasi subito due figure apparvero in lontananza, trottando con due magnifici stalloni.

Voltandosi a guardare l'uomo al suo fianco, la ragazza rimase a bocca aperta dall'espressione sul suo viso.

Evidentemente aveva dovuto riconoscerli.

Boromir stava quasi trattenendo il fiato, tanta era l'emozione. Tuttavia non accennava a parlare né a spostarsi da dove si trovava, e rimase immobile anche quando il più giovane dei due uomini arrestò improvvisamente il cavallo, strappando un nitrito di protesta all'animale. L'uomo in questione stava ora guardando nella loro direzione, gli occhi enormi per lo sgomento, finché scese infine da cavallo e si avvicinò lentamente alla coppia, con aria circospetta, come a volersi assicurare che non fosse soltanto uno scherzo della sua immaginazione.

Boromir si limitò ad accennare un sorriso, mentre l'altro si fermò a pochi passi da loro, gli occhi lucidi per le lacrime e l'emozione.

"Boromir.." fu tutto quello che riuscì a mormorare prima di lanciarsi fra le braccia del fratello, che non esitò a ricambiare l'abbraccio e a versare qualche lacrima a sua volta.

Aragorn scese a sua volta dal cavallo, lasciando le redini a un contadino che si era immediatamente avvicinato per aiutarlo.

Non riusciva a credere che fosse proprio lui, l'amico che credeva di aver perduto per sempre, il valoroso guerriero che aveva combattuto fino alla morte per difendere Merry e Pipino.

Continuò a fissarlo con timore reverenziale, non osando avvicinarsi di più per paura che potesse essere l'ennesimo scherzo della sua fantasia.

Solo lunghi momenti dopo i due fratelli si separarono, asciugando le lacrime e sorridendo per la gioia di essersi ritrovati. Avanzando di qualche passo, Boromir osservò l'amico con aria quasi divertita per qualche istante, per poi accennare scherzosamente un inchino.

"E' per me un onore rivedervi, Altezza."

Senza perdere tempo, Aragorn lo abbracciò, stringendolo forte a sé, e sorridendo nel sentirlo vivo .

Tari nel frattempo era stata sospinta un po' più lontano dalla folla che voleva toccare, guardare o salutare i suoi Signori, anche solo per un attimo.

La ragazza rimase a guardarli senza tentare di avvicinarsi, ben sapendo che questo momento era soltanto loro, e che finalmente il suo Boromir aveva ritrovato la sua adorata famiglia.

Quando si ritrasse da Aragorn, Boromir non impiegò che un istante per rendersi conto che Tari non era più al suo fianco. Si guardò attorno per qualche momento finché la vide, e si fece strada fra la folla per andare a recuperarla, prendendola per mano e sorridendole dolcemente. Faramir stava osservando i due con curiosità, e non ebbe il tempo di fare domande riguardo la fanciulla che il fratello lo precedette, premurandosi di presentarla.

"Lei è Tari" disse, "Il merito è soltanto suo se sono qui."

“Ti siamo molto grati per quello che hai fatto” disse solennemente Aragorn, inchinandosi a lei.

La ragazza dal canto suo sorrise, occhieggiando i due, e scuotendo la testa.

“Non dovete ringraziare soltanto me. E' stato Gandalf a chiedermi di salvarlo”.

"Ma sei stata tu a prenderti cura di me per tutto il tempo" insistette Boromir, annuendo con aria solenne, mentre Faramir non cercò neppure di impedirsi di sorridere a quella vista.

"Onorato di fare la tua conoscenza" disse a Tari con un inchino, per poi indicare il fratello e ridacchiare. "Forse ancora non immagini quanto può essere testardo il mio fratellone qua.."

"Credo che se ne sia accorta" sorrise Boromir, lanciando un'occhiata alla ragazza.

“Oh, non preoccuparti” ridacchiò lei. “Con me ha trovato un perfetto oppositore. Sono molto più testarda di lui”.

"Molto bene" disse Faramir a quel punto, lanciando un'occhiata ad Aragorn. "Credo sia il caso di accompagnare a casa il nostro valoroso Capitano Generale, che ne pensate Sire?"

“Sono pienamente d'accordo” sorrise Aragorn, riprendendo le redini del suo cavallo.

“Così potremmo anche chiedere a Gandalf perché non ci ha detto niente…”

Mentre si dirigevano alle stalle Boromir lanciò più di un'occhiata carica d'apprensione alla sua Tari, evidentemente piuttosto nervoso in vista del tanto atteso ritorno a casa. Il più giovane degli stallieri per poco non scappò via urlando quando lo vide, pensando di trovarsi faccia a faccia con un fantasma. Inaspettatamente la cosa sortì l'effetto di allentare la tensione, poiché quando la situazione fu chiarita la faccenda si concluse con una risata e con una pacca sulla spalla del giovane, evidentemente contento del ritorno a casa del suo signore quando lo avevano creduto perso per sempre.

Attraversarono il tunnel e uscirono in cortile, fra le occhiate incredule delle guardie, e Boromir prese istintivamente una mano di Tari nella sua mentre si dirigevano all'entrata principale del palazzo, come a cercare sostegno, e sorrise quando gli si parò davanti nientemeno che Gandalf.

“Tari” cominciò l'Istari, guardandola orgoglioso.

“Sapevo che avresti portato a termine con successo il tuo incarico. Non ne ho mai dubitato”.

“Perché non ci hai detto che sapevi che Boromir era ancora vivo?” chiese a quel punto Aragorn, incapace di trattenersi oltre.

“Non era il momento giusto, Elassar” rispose tranquillamente il mago, per nulla preoccupato dalle occhiatacce che l'uomo gli stava lanciando.

“Le vite di ognuno di noi sono scritte ancor prima della nostra nascita. Ho avuto la possibilità d'intravedere il destino di Boromir. Non sarebbe dovuto morire. E' stato un incidente. Ma non posso rivelare altro, in quanto non è ancora venuto il tempo di farlo. Dobbiamo lasciar fare al fato adesso”.

Assorto nei suoi pensieri Boromir si limitò ad annuire distrattamente, per poi alzare lo sguardo in direzione del palazzo, sempre stringendo la mano di Tari nella sua.

Stava ricordando. Poco a poco ogni ricordo, ogni consapevolezza del suo passato stavano riemergendo dall'oscurità. Quando il suo sguardo cadde infine sulla finestra della stanza di suo padre aggrottò le sopracciglia, sapendo che il genitore non si sarebbe mai sognato di lasciarla sbarrata e di chiudere le tende con una temperatura tanto mite.

"Padre non sta bene?"

A quella domanda Faramir abbassò improvvisamente lo sguardo, e chiuse gli occhi per un momento.

"Lui.. non è più qui, Boromir."

"Non è più qui? Che cosa significa?" domandò Boromir con aria allarmata, guardando alternativamente Aragorn e Gandalf in cerca di risposte, quando vide che il fratello non sembrava avere alcuna intenzione di rispondere o di incontrare il suo sguardo.

"Boromir" cominciò Aragorn, addolcendo il tono di voce e mettendogli una mano sulla spalla in un gesto d'amichevole incoraggiamento.

"Lord Denethor…è…morto…"

Per lunghi momenti Boromir non disse nulla, cercando di registrare la notizia. Quando il suo orgoglio gli impose di recuperare un minimo di contegno prese un profondo respiro, e domandò: "Com'è successo?"

"Si è.. gettato fra le fiamme" rispose mestamente Faramir, sospirando a sua volta. "quando è venuto a sapere della tua morte."

La rivelazione colpì Boromir come un pugno nello stomaco, ma di nuovo non disse nulla, limitandosi a guardare la sua Tari con aria afflitta e colpevole.

La ragazza dal canto suo era rimasta senza parole, fissandolo con aria sgomenta.

Mai avrebbe creduto il sovrintendente capace di un gesto simile, e sapeva quanto avrebbe pesato la sua morte sulla coscienza di Boromir.

Senza esitare oltre, e senza curarsi degli altri, Tari avvolse il suo amato in un caldo abbraccio, offrendogli in silenzio tutto il sostegno e il conforto di cui aveva bisogno.

Lui ricambiò subito l'abbraccio e chiuse gli occhi, meravigliandosi di come un semplice abbraccio di Tari fosse riuscito a lenire un po' il dolore, finché si separò da lei quando il portone principale si aprì e Arwen fece la sua comparsa in compagnia di Eowyn di Rohan, la giovane nipote di Théoden.

“Lord Boromir” sorrise Arwen avvicinandosi a lui e prendendogli la mano.

“Non sapete quanto sono felice di rivedervi. La vostra scomparsa ha inflitto un grande dolore a noi tutti”.

"Sono felice anch'io di essere tornato a casa" disse lui di rimando, e un momento dopo il suo sguardo cadde su Eowyn, che si era nel frattempo avvicinata a Faramir e lo aveva preso per mano.

"C'è qualcosa che devi dirmi, fratellino?" domandò Boromir con aria incuriosita, mentre Faramir portò alle labbra la mano della ragazza, posandovi un leggerissimo bacio, e sorrise.

"Ti presento la tua futura cognata. Ci sposeremo presto."

"Oh, ma ho già avuto l'onore di conoscerla a Rohan tempo addietro. Solo che non ero al corrente di certi.. sviluppi."

"Faramir mi ha parlato moltissimo di te" disse lei a quel punto, "Ha passato un periodo molto buio dopo la tua scomparsa, e non immagini che gioia vederlo finalmente sorridere!"

A quelle parole Boromir scompigliò affettuosamente i capelli del fratello e sorrise alla ragazza, prima di cingere la vita della sua Tari con un braccio e indicare il palazzo con un cenno della testa.

"Ho assolutamente bisogno di fare un bagno e riposare un po'. C'è ancora una stanza per me, nella casa dei sovrani di Gondor?"

“Ma certo” gli sorrise Arwen, guidandolo all'interno del palazzo insieme ad Aragorn.

“La tua… amica ” cominciò la donna quando furono arrivati davanti alla porta della camera di Boromir. “Sarà stanca. Vuoi che le faccia preparare una stanza o…preferite…dormire insieme?”

"Dormirà con me." rispose Boromir senza esitazione, ridacchiando all'espressione divertita di Aragorn e accennando un inchino prima di congedarsi.

"Se volete scusarmi, il mio bagno mi attende."

Arwen lanciò un'occhiata inorridita alla coppia, prima di allontanarsi con Aragorn, chiedendosi come quei due potessero dormire insieme senza nemmeno essere sposati, e come mai suo marito gli permetteva di essere così sfacciati.

Quando furono lontani, Tari si voltò a guardare Boromir, appoggiando la schiena allo stipite della porta.

“Credo che tu l'abbia veramente sconvolta, sai?”

"Dici?" domandò lui, sollevando un sopracciglio con aria divertita. "Non voglio immaginare quale sarebbe la sua reazione se sapesse che sto per trascinarti con me nella vasca da bagno, allora" mormorò, avvicinandosi minacciosamente a lei per posarle le mani sui fianchi e tirarla a sé. "E credimi se ti dico che si tratterà senza dubbio alcuno di un lungo bagno.."

“Credo che ne sarebbe veramente…scioccata…” ridacchiò lei.

“E sarà meglio per te che sia un lungo, lungo bagno…”

Senza un'altra parola Boromir catturò le sue labbra in un bacio, per poi affrettarsi ad aprire la porta della sua camera da letto e trascinare Tari con sé all'interno della stanza, chiudendo a chiave subito dopo.

Quando ebbero finito di asciugarsi a vicenda, Tari e Boromir si rivestirono con cura, sapendo che probabilmente gli altri li stavano aspettando.

Fu proprio in quel momento che qualcuno bussò alla porta.

La ragazza sorrise a Faramir, facendosi da parte per lasciarlo passare, e resasi conto che si sentiva di troppo, si avvicinò al suo Boromir per baciargli dolcemente le labbra.

“Vi lascio un po' da soli, avrete sicuramente tantissime cose di cui parlare”.

I due fratelli trascorsero insieme gran parte del pomeriggio, parlottando e scherzando come d'abitudine. Boromir raccontò all'adorato fratellino di come Tari lo aveva salvato, della sua perdita della memoria, del periodo in cui aveva vissuto al Fosso di Helm, dell'inzio della sua storia d'amore con la ragazza. Faramir dal canto suo ascoltò il resoconto con grande interesse, e quando Boromir ebbe terminato prese la parola raccontandogli di tutti i cambiamenti avvenuti nella Città Bianca durante la sua assenza, della morte del padre e del suo fidanzamento con Eowyn.

Non scesero che nel tardo pomeriggio, poco prima dell'ora di cena. Una volta giunti nel salone principale videro che Tari stava conversando nei pressi della finestra con Aragorn e Gandalf, e si affrettarono a raggiungerli.

Boromir posò un bacio sulla guancia della sua amata, per poi volgere lo sguardo ad Aragorn e ridacchiare con aria da monello.

"Spero che Arwen non l'abbia presa male sul serio".

Il re dal canto suo scosse la testa, ridacchiando a sua volta.

“Aspetta un bambino. E le donne in quel periodo sono molto suscettibili . Non ce l'ha con voi, è semplicemente molto nervosa e tesa”.

“E stanca” aggiunse subito Gandalf. “Purtroppo la gravidanza di Lady Arwen non è delle più facili, ma suo padre la sta aiutando molto con la sua magia”.

Alla menzione della magia, e dei suoi poteri curativi, il viso di Tari si oscurò.

“Se avessi ancora la tua, potresti aiutarla molto” le disse l'Istari, come se le avesse letto nel pensiero.

Aragorn non si era perso quello scambio di battute e subito si avvicinò alla ragazza, alquanto interessato.

“Sei una curatrice?”

“Lo ero” rispose lei, prendendo la mano del suo amato come per farsi dare forza.

“Ho impiegato tutti i miei poteri per riportare in vita Boromir. Insieme ai miei poteri ho utilizzato anche la mia forza vitale, e ho rischiato di non farcela”.

Per tutta risposta Boromir strinse la mano di Tari nella sua, mentre portava l'altra fino al suo viso per accarezzarle affettuosamente una guancia. "Non credo che riuscirò mai a ringraziarla abbastanza."

“Non devi ringraziarmi” mormorò lei, senza staccare gli occhi dai suoi.

Aragorn li guardò per un attimo, poi fissò lo sguardo nel vuoto, immerso nei suoi pensieri.

Aveva sentito parlare spesso di guaritori che erano morti durante incantesimi come quello che Tari aveva portato a termine con successo, ed era rimasto colpito dal suo coraggio.

Era sicuro che lei sapesse il rischio che stava correndo, eppure aveva tentato lo stesso, perdendo tutti i suoi poteri per salvare Boromir.

Si, di certo quella fanciulla era molto speciale, e il legame che c'era tra lei e il gondoriano pareva essere quasi simile a quello che aveva sempre unito lui e Arwen.

Fu a quel punto che un'idea lo folgorò.

E se Gandalf non avesse detto niente perché sapeva che il fato aveva destinato quei due a passare la loro vita insieme?

Il corso dei suoi pensieri fu interrotto però dal suono di trombe che annunciavano un visitatore.

Pochi momenti dopo ci fu un leggero colpetto alla porta, e un sorridente Legolas fece capolino nella stanza.

“Ho sentito che stava succedendo qualcosa d'importante, e io e Gimli siamo venuti di corsa”.

“Amici!” sorrise Aragorn, facendogli cenno di entrare.

“Ancora una volta i tuoi sensi mi stupiscono, Legolas”.

Boromir non si mosse da dov'era, ma incrociò le braccia davanti al petto e guardò l'Elfo sorridendo con aria divertita, aspettando con somma curiosità la sua reazione. Se non altro era sicuro che almeno lui non lo avrebbe scambiato per un fantasma come aveva fatto lo stalliere al suo arrivo, cosa che lo aveva divertito enormemente.

Quando Legolas spostò lo sguardo su di lui, non poté trattenersi dal sorridere, sopraffatto dalla felicità.

“Lo sapevo!” esultò, fiondandosi tra le braccia dell'amico, ridendo allegramente.

“Sapevo che non avresti potuto morire in quel modo. Avevamo tutti bisogno di te qui, abbiamo sentito terribilmente la tua mancanza!”

"E' una gioia rivederti, Legolas" sorrise Boromir in risposta, ritraendosi per guardare l'amico. "Anche se non ho avuto il tempo di sentire la vostra mancanza, a dire il vero. Sono riuscito a ricordare il mio passato soltanto una volta arrivato a casa, e per fortuna ho potuto riabbracciarvi subito."

“Noi abbiamo invece sofferto moltissimo per la tua scomparsa” disse tristemente l'elfo.

“Ma l'unica cosa che conta è che tu adesso sia tornato a casa. Per restare”.

Nelle settimane successive al loro ritorno, Tari e Boromir si videro molto poco, in quanto quest'ultimo era sempre più preso con i problemi amministrativi del regno.

Sempre più spesso la ragazza si trovava a passare la notte da sola, guardando il fuoco che scoppiettava nel camino, e chiedendosi come fosse possibile che il suo amato fosse così tanto cambiato.

Prima di tornare a palazzo, Boromir le aveva promesso di starle vicina, e le aveva giurato solennemente che lei era la persona più importante della sua vita.

Sembrava però aver dimenticato tutto quello che si era riproposto, passando le giornate nel suo studio, sommerso dai documenti, oppure in viaggio con Faramir, recandosi ad Osgiliath, o dovunque altro fosse richiesta la sua presenza.

Gradualmente, la ragazza cominciò a rendersi conto che quello non era il suo posto.

La monotona vita di corte le stava stretta. Senza Boromir non le era permesso lasciare il palazzo da sola, perché Aragorn in persona aveva insistito sul fatto che Tari avesse una scorta personale.

Non aveva familiarità con Arwen ed Eowyn, e quindi passava le sue giornate nella camera di Boromir, leggendo un libro o guardando malinconicamente fuori dalla finestra.

Quando quel giorno vide il suo amato che era appena arrivato da uno dei suoi lunghi viaggi, non scese a salutarlo, fingendo di non averlo visto, e andando a leggere accanto al camino.

Lui la raggiunse in camera qualche minuto dopo, e posò il mantello e i vari bagagli sul letto prima di avvicinarsi per salutarla, baciandole affettuosamente la fronte. Ma non gli sfuggì affatto lo stato d'animo della sua Tari. Sedette accanto a lei sul divanetto, e quando vide che lei non sembrava avere alcuna intenzione di guardarlo le posò un dito sotto al mento, per poi sollevarle il viso nell'intento di poterla guardare negli occhi.

"Tari?" mormorò con aria preoccupata, "Sei arrabbiata con me?"

"No, perché dovrei?" rispose la ragazza, forzando se stessa a nascondere il suo reale stato d'animo, sapendo che quando voleva sapeva farlo molto bene.

Sorridendo, gli posò un bacio sulla guancia, alzandosi in piedi, e aprendo la porta ordinò a una delle cameriere di preparare un bagno caldo.

"Sono certa che ne hai assolutamente bisogno" sorrise di nuovo quando riportò lo sguardo sull'uomo.

"Vuoi che ti aiuti a sistemare i tuoi bagagli oppure hai in programma un altro viaggio?"

"No, non ho in programma altri viaggi" rispose lui, incrociando le braccia davanti al petto e guardandola dal basso con aria sospettosa. "Non è colpa mia, Tari.. sto soltanto facendo il mio dovere."

"Non preoccuparti" rispose lei, baciandogli una tempia e avvicinandosi al suo bagaglio, piegando con cura gli abiti e sistemando tutto il resto delle sue cose sulla scrivania.

Dopo un gran sospiro Boromir si alzò in piedi e la raggiunse, per poi abbracciarla da dietro e poggiare il mento sulla sua spalla.

"Sei talmente arrabbiata da non concedermi neanche un bacio degno di tale nome?"

"Non sono arrabbiata" ribatté lei, voltandosi per guardarlo negli occhi.

"Va tutto bene" gli sussurrò, prima di alzarsi sulle punte dei piedi e baciarlo con passione.

Quando infine si ritrasse Boromir le sorrise, stringendola ancora più forte fra le braccia per un momento.

"Adesso va molto meglio" mormorò con aria soddisfatta, "Anche se a dire la verità puoi fare di meglio.. ad esempio potresti accompagnarmi fino alle stanze da bagno e farmi compagnia nella vasca. Pensi che si possa fare?"

“Basta che tu mi prometta che resterai con me almeno per qualche giorno. Non mi sembra di chiedere troppo” mormorò lei in risposta, sospirando tristemente e distogliendo lo sguardo.

"Non pensare che a me non pesi stare via da casa così tanto.." rispose lui, una nota di bonario rimprovero nella voce. "Mi pesa da morire stare lontano da te amore, lo sai? In ogni caso prometto che i prossimi giorni li dedicherò soltanto a te.. in caso contrario avrai tutte le ragioni per arrabbiarti."

Il mattino seguente, Tari aprì gli occhi all'alba, sorridendo quando notò il braccio di Boromir possessivamente stretto intorno alla sua vita.

Ma smise improvvisamente di sorridere quando qualcuno bussò di nuovo alla porta.

Infilando una comoda veste da camera, la ragazza s'affrettò ad aprire, per trovarsi di fronte a Faramir.

Non ci fu bisogno di parole. Boromir doveva andar via di nuovo, infrangendo la sua promessa.

Sospirando profondamente, Tari si fece da parte, lasciandolo entrare, e uscì dalla stanza, allontanandosi a passo veloce. Troppo arrabbiata anche solo per guardarlo.

Boromir acconsentì a partire soltanto quando il fratello gli disse che era stata richiesta specificamente la sua presenza, e gli assicurò che in ogni caso avrebbe fatto ritorno prima del tramonto. Si sentiva in colpa in ogni caso nei confronti di Tari, ma era sicuro che avrebbe trovato il modo di farsi perdonare al suo ritorno. Prima di uscire le scrisse un biglietto, nel quale le diceva che sarebbe tornato prestissimo e che la amava, prima di preparare lo zaino da viaggio e prendere il mantello, pronto per l'ennesimo viaggio.

Quel pomeriggio, Tari aveva preso una decisione molto importante.

Non poteva più restare lì. Era stato uno sbaglio anche solo pensare di potersi abituare a quella vita di corte così noiosa.

Alle donne non era permesso di viaggiare da sole, né lei poteva accompagnare Boromir, e quindi l'unica cosa da fare era restare rinchiusa in quella gabbia dorata.

Di tutti i modi in cui aveva immaginato la sua vita, quello era di certo il più indesiderato.

Sospirando profondamente, infilò i suoi vestiti da viaggio, preparando lo zaino con calma, ignorando la lettera di Boromir, rifiutandosi di leggerla.

Quando ormai era tutto pronto, un rumore alle sue spalle la fece voltare all'improvviso.

Boromir.

Aveva sperato di non incontrarlo, ma evidentemente il fato le era stato avverso.

"Che cosa succede?" domandò subito lui con aria preoccupata, chiudendo la porta alle sue spalle. La prima cosa che gli venne in mente era che Tari avesse avuto una discussione con Arwen a proposito della loro relazione, mai e poi mai avrebbe pensato che se lei se ne stava andando era proprio per colpa sua.

“Sto partendo” gli annunciò lei, voltandosi immediatamente, cercando di nascondergli il dolore che le stava causando quella separazione, fingendosi impegnatissima con lo zaino.

"Ma perché?" domandò Boromir con aria incredula, aggirandola in modo da trovarsi di fronte a lei. "E' successo qualcosa mentre ero via?"

“E' successo qualcosa a te…” mormorò lei, finalmente alzandosi a fronteggiarlo.

“Non…non posso più restare qui, Boromir. Non è posto per me. Hai la tua vita, i tuoi obblighi e i tuoi doveri. E mi sento terribilmente inutile. Di me non hai più bisogno…”

"Ho bisogno di te più di qualsiasi altra cosa.." replicò lui, "Pensavo che preferissi stare a palazzo piuttosto che venire con me, non pensavo che ti pesasse.. avresti potuto dirmelo, avremmo trovato una soluzione."

Sorridendo amaramente, la ragazza scosse leggermente la testa, caricandosi in spalla il pesante zaino.

“Ormai è tardi. E' arrivata l'ora di andare. Hartha è già stato sellato… Non avrei mai voluto che finisse così, Boromir… Ti auguro di poter essere felice. Ti ho aiutato per quanto posso, adesso sta a te vivere la vita che ti ho restituito”.

Per tutta risposta Boromir si parò davanti alla porta per impedirle di uscire, e la guardò negli occhi. "Non so cosa farmene della mia vita, se non ho te al mio fianco" disse con aria risoluta, "Dimmi che cosa desideri, Tari, e farò di tutto per farti felice.. ma non lasciarmi, ti prego. Non andare.."

“Desidero starti vicino più di ogni altra cosa, Boromir. Ti amo da morire e dovresti saperlo ormai” cominciò lei, senza distogliere lo sguardo.

“Ma questa…non è casa mia. Non mi piace essere messa da parte mentre tu… vivi . Non…non riesco ad accettarlo…”

"Questa è casa tua, Tari" mormorò Boromir, avvicinandosi di qualche passo per poi posarle le mani sui fianchi e tirarla a sé. "Sposami.. iniziamo tutto da capo, insieme, e ti giuro che farò in modo di restare a casa il più possibile.. e se per qualche motivo dovrò allontanarmi verrai con me. Te lo giuro."

“Sposarti?” chiese lei, alquanto sconcertata.

Ad un tratto le tornarono in mente immagini di loro due al Fosso di Helm. Il corpo senza vita di Boromir gettato sull'erba dalla furia delle acque. I suoi sogni riguardo al futuro.

L'uomo che aveva sempre sognato, quello che aspettava da tutta una vita, era lì di fronte a lei.

"Sposarmi" annuì lui sorridendo, "Sempre se te la senti di passare il resto della vita al mio fianco, addormentarti con me ogni sera, svegliarti con me ogni mattina e sopportarmi ogni giorno.. io non chiedo altro."

La sua proposta l'aveva decisamente colta di sorpresa, ed era sicura che quello che provava era piuttosto evidentemente sul suo volto.

“Si…” mormorò Tari dopo un po'. “Me la sento…a patto che prometti di non lasciarmi mai indietro. Voglio essere con te nel momento del bisogno. Voglio essere al tuo fianco quando fronteggerai il pericolo. Non accetto di essere messa da parte. Non sono fatta di cristallo, Boromir. Credo che tu abbia capito che so difendermi e sono piuttosto cocciuta…è difficile spezzarmi”.

"Lo so bene, credimi" mormorò lui, annuendo e prendendole il viso fra le mani. "E non voglio metterti da parte, non ne ho mai avuta l'intenzione.. mai, neanche per un istante. E ora che ne dici di.. suggellare questa nostra promessa almeno con un bacio?"

Almeno ?” ridacchiò lei, stringendosi al suo amato e chiudendo gli occhi, le labbra poggiate sulle sue.

Quello era l'inizio di una nuova vita per loro.

Nei giardini, Gandalf, che aveva seguito tutta la scena guardando attraverso la finestra aperta, non potè fare a meno di sorridere.

“Ecco perché non potevo dirvi nient'altro” disse ad Aragorn.

“Non bisogna mai interferire con il destino…a meno che… a meno che non ci sia un motivo più che valido. E la felicità di quei due mi sembrava un motivo sufficiente”.

Elessar non fece commenti, si limitò a sorridere con l'aria di chi la sa lunga, lanciando un'altra occhiata alla coppia e poi avviandosi all'interno con Gandalf.

The end

 

 

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